Casella di testo: STELE FUNERARIA
CON COPPIA MARITALE
Pietra calcarea
Alt. cm. 54; largh. cm. 57,5
E’ priva della parte inferiore dove forse poteva comparire la tabella dedicatoria con i nomi dei titolari. Con probabile provenienza auximate si trovava murata nella parete del cortile d’ingresso di Palazzo Baleani Baldeschi. E’ stata affidata dai proprietari (conte Gaetano
Baldeschi) in deposito al Museo civico di Osimo, dove si trova attualmente esposta. La stele è del tipo a pseudo-edicola con nicchia centinata che sconfina nel campo del frontone i cui spioventi si scaricano sui due pilastrini laterali. Sopra questi ultimi sono accovacciati due probabili leoncini, purtroppo assai consunti e scheggiati. Al centro del timpano è il busto di una bambina forse la figlia dei due defunti. Questi, quasi affacciati ad un davanzale, vengono riprodotti affiancati in posizione frontale all’interno della nicchia. Alla sinistra del defunto, secondo l’uso greco e difformemente da quello romano, è un ritratto di donna il cui volto, poco leggibile, ovale e pieno, è caratterizzato daun tipo di acconciatura con scriminatura centrale a bande laterali ondulate e coppie di
trecce dietro la crocchia ai lati del collo, adottata da Livia, dalle due agrippine e dalle
donne di casa imperiale in genere. Il ritratto dell’uomo è reso secondo i canoni della
moda giulio-claudia con la pettinatura a ciocche corpose che scendono in una corta
frangia compatta e arrotondata sulla fronte e con le grandi orecchie a vela. Tra i rilievi e
le sculture funerarie restituite dalla necropoli dell’antica colonia di Auximum questa stele
si segnala in modo del tutto particolare. Probabile reinterpretazione locale di un tipo di stele che sembra ricollegarsi direttamente come schema originario al naiskos grecoellenistico, la stele di Osimo, unitamente ad un esemplare simile da Numana con ritratto di Chelido, si inserisce nell’ambito di un gruppo di monumenti funerari simili
rinvenuti in area medio o alto-adriatica con attestazioni in Emilia-Romagna, Veneto, e
costa dalmata. Si data nei primi decenni del I sec. d.C. e costituisce una preziosa
testimonianza della produzione scultorea auximate colta che non ha dimenticato la
lezione e le suggestioni della tradizione greca ed ellenistica.
m.l.
Su Inizio Giù

 Le fasi del restauroe la realizzazione del calco Questa operazione ha portato alla conoscenza di una superficie fratturata nella parte bassa, cosa che fa ritenere che la stele in origine avesse un’altezza maggiore dell’attuale, ed alla scoperta di due figure animali sugli spigoli del doppio spiovente. La successiva operazione ha riguardato la rimozione delle croste nere effettuata per applicazione di un impacco di polpa di cellulosa imbevuta di carbonato d’ammonio in soluzione satura ricoperta con pellicola di polietilene e lasciata agire per un tempo di circa 2- 3 ore. Una volta tolto l’impacco ed eliminate con l’ausilio del bisturi le croste nere, la superficie lapidea è
stata risciacquata con acqua demineralizzata e spazzolino di setola. La rimozione dei residui delle sostanze sovrammesse più tenaci è stata in seguito ultimata con attrezzatura specifica, quale ablatore ad ultrasuoni e microsabbiatrice ad ossido di alluminio. La superficie della pietra è stata infine protetta tramite stesura a pennello di una resina acrilconica in soluzione del 70% di acetone.

IL RESTAURO
Lo stato di conservazione della stele si presentava piuttosto precario: il manufatto situato all’aperto e quindi eposto all’attacco degli agenti atmosferici, era completamente inserito in un muro a mattoni lasciando a vista solo la parte frontale; la superficie lapidea aveva diverse morfologie di degrado: il volto della donna era quasi completamente ricoperto da una crosta nera più spessa ed evidente soprattutto nei punti di maggiore sottosquadro, mentre le parti più aggettanti (naso, fronte, labbra, mento) a causa di un ripetuto fenomeno di dilavamento e conseguente disgregazione,
presentavano una superficie resa scabrosa e ruvida dalla perdita dello strato di finitura originale. Il volto dell’uomo, per quanto non ricoperto come l’altro da crosta nera, era però ugualmente interessato dal fenomeno di dilavamento e disgregazione ed ugualmente presentava una superficie scabrosa e ruvida, in molti punti, a causa della perdita dello strato di finitura originale. Inoltre tutto il bordo del manufatto era ricoperto da un sottile strato di malta cementizia che in parte ne falsava l’aspetto nascondendo alcuni particolari, e rendendo anche difficile una sua lettura.
Per effettuare le necessarie operazioni di restauro e per realizzare il calco richiesto dal Comune di Osimo, è stato innanzitutto necessario provvedere alla rimozione del manufatto dal muro dove era inserito, quindi è stato portato in Laboratorio per essere sottoposto ai successivi interventi. Si è quindi proceduto per gradi effettuando come prima operazione la rimozione meccanica della malta cementizia utilizzando microscalpelli con la punta al vidia.

IL CALCO
Prima di iniziare l’operazione di realizzazione della matrice per il calco, la superficie della stele è stata ricoperta con uno strato di cera diluita data a spruzzo in modo da creare una patina di protezione che garantisse il distacco del negativo con facilità ed evitasse inoltre l’assorbimento nelle porosità della pietra degli oli contenuti nella resina siliconica utilizzata in seguito. La conformazione della stele e la sua lavorazione hanno consentito di realizzare la matrice in un unico pezzo. È stata così realizzata una piccola cassaforma con coperchio in truciolato, di proporzioni poco più grandi del manufatto, nella quale è stata deposta la stele con la parte frontale a vista. È stata quindi colata con molta cura la gomma siliconica fino a colmare tutto lo spazio residuo fra i bordi della cassaforma e la stele. Una volta catalizzata la gomma è stata aperta la cassaforma e distaccata la matrice dall’originale, facendo attenzione che non si rompesse. Quindi, riadagiata la matrice nella cassaforma, è stato realizzato il positivo della stele con un impasto composto di resina poliestere e polvere di graniglia di marmo bianco di diversa granulometria (dopo aver effettuato diversi campioni per mettere a punto la composizione e la colorazione dell’impasto). Dopo aver riempito, fino ad uno spessore di circa 10 cm, il negativo con l’impasto, sono stati inseriti tre perni in acciaio inox filettati della lunghezza di circa 20 cm per consentire successivamente l’ancoraggio della copia, quindi si è completato il riempimento della matrice.
Durante la fase di polimerizzazione della resina i tre perni sono stati fissati al coperchio della cassaforma, precedentemente predisposto, con appositi bulloni per garantirne la perfetta verticalità. Ad essiccazione avvenuta, si è separato la gomma dalla copia ed è stata effettuata, laddove necessario, una leggera patinatura con colori ad olio, per accordare in ogni punto la colorazione dell’originale con la copia. Infine la copia è stata inserita, al posto dell’originale, nel vano del muro ove quest’ultimo era collocato.