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SALA 3

UMANESIMO E RINASCIMENTO

Il mecenatismo di Vescovi, Confraternite e nobiltà locale

Fin dagli inizi del 1400 Osimo è sotto la Signoria dei Malatesta di Rimini. Si susseguono sollevazioni varie ed interventi per domarle.

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Cessato lo scisma d'Occidente, Martino V tenta di mettere ordine nello Stato Pontificio; il governo delle Marche tolto ai Malatesta è affidato al Vescovo di Ancona e Numana, Astorgio Agnense(1430).

Continuando i conflitti, Filippo Maria Visconti duca di Milano invia Francesco Sforza nelle Marche con l'intento di conquistarle per via militare. Osimo ottiene che lo Sforza entri pacificamente. Sorge nel frattempo un grave contrasto tra il Visconti che si allea con Eugenio IV e lo Sforza ritenuto ormai troppo forte. Lo Sforza decide di abbandonare Osimo dopo averla punita severamente; Lionetta vedova Leopardi avvisa con tempestività i concittadini più ragguardevoli e li salva. Il Papa loda la fedeltà degli Osimani, concedendo privilegi.

Tra i vescovi di Osimo della prima metà del secolo sono da ricordare il benedettino osimano Niccolò Bianchi (1422-1434) e Andrea da Montecchio – Treia (1434-1454).

La seconda metà del '400 è piena di beghe e di scontri con i Comuni limitrofi Castelfidardo, Filottrano, Offagna e Ancona.

Nel 1464 il vescovo Gaspare Zacchi (1460-1474), grande umanista, accoglie ad Osimo Pio II, diretto ad Ancona per imbarcarsi per la Crociata. Scrive anche notizie sulla vita e sulle opere dei predecessori.

Durante l'episcopato del fidardense Paride Ghirardelli (1484-1498), avviene la ribellione di Buccolino da Guzzone, capitano di ventura nato ad Osimo, che tenta di iniziare una Signoria indipendente con l'assedio alla Città (1486). Chiede anche l'aiuto del Sultano Baiazet II, ma nello stesso anno interviene Giangiacomo Trivulzio che lo sconfigge. Nel 1488 viene costruita le fortezza Pontelliana(rudere in via A. Rocca) per contrastare il disegno di Buccolino e la Cattedrale rimane chiusa per alcuni anni.

Buccolino lascia Osimo, combatte per i Medici e poi per Ludovico il Moro; caduto in disgrazia, viene condannato a morte.

Durante il secolo XVI il periodo di pace locale favorisce anche ad Osimo il mecenatismo di alcuni grandi Vescovi. Nel 1505 il vescovo osimano Antonio Sinibaldi (1498-1515) riapre la Cattedrale, chiusa per le fortificazioni pontelliane erette dopo la vicenda di Boccolino, inizia alcuni importanti lavori in Episcopio, che il nipote Giovanni Battista Sinibaldi (1515-1547) suo successore, porterà a termine. sala_4.jpg (12887 byte)

Istituisce il "Monte Frumentario", uno dei più antichi della regione, soprattutto per assicurare ai contadini il grano per la semina. Anche l’opera del nipote è orientata all’attenzione verso i bisognosi; egli istituisce il "Monte di Pietà" per prestiti dietro deposito di pegni.

Opere esposte

Sala 3

anonimo Antonio Sinibaldi   olio su tela
anonimo Giovanni Battista Sinibaldi   olio su tela
  Stemma in pietra di G.B.Sinibaldi (da S.Niccolò)   pietra
Battista Franco, detto il Semolei Polittico e Tabernacolo 1547 olio su tavola

Sala 4

Girolamo Siciolante detto il Sermoneta (1521-1580 ca.) Madonna col Bambino 1561 olio su tavola
Georghi Klontzas Trittico di scuola cretese fine sec. XVI tempera su tavola
anonimo La nascita della Vergine inizi sec. XVII olio su tavola
anonimo Annunciazione Inizi sec. XVII olio su tavola

Descrizione opere

    Battista Franco, detto il Semolei
    Polittico e Tabernacolo
    1547
    olio su tavola

Il Polittico "La Vita di Gesù" consta di quattordici tavole più quattro dipinti nelle facce del tabernacolo che fa parte del polittico. Fu commissionato dalla Confraternita del SS.Sacramento al tempo del vescovo G.B.Sinibaldi; l’atto notarile è del 15/9/1547. Il card. G.Lanfredini (1734-1740) lo fece portare nella sala capitolare, sostituendolo con l’affresco di G.A. Lazzarini nell’abside.

    Girolamo Siciolante detto il Sermoneta (1521-1580 ca.)
    Madonna col Bambino
    1561
    olio su tavola

La tavola proveniente dalla soppressa chiesa di S.Lucia è firmata e datata (a.d. MDLXI – HIER.DE SERMONETA).
Sull’alzata dello scalino figura lo stemma della famiglia Pini. La Madonna, seduta su una semplice panca, trattiene con un braccio il Bambino che le guizza in grembo. Madre e Figlio hanno lo sguardo rivolto vero basso a destra, dove si intravede l’immagine del committente. Il quadro fu asportato da Napoleone e trasferito a Brera; ora è in deposito presso il nostro Museo. Il Siciolante è un manierista eclettico, attento alle opere sia di Michelangelo che di Raffaello e Correggio; in quest’opera ha raggiunto momenti particolarmente felici.

    Georghi Klontzas
    Trittico di scuola cretese
    fine sec. XVI
    tempera su tavola

Dopo molte attribuzioni poco convincenti, nel 1994 uno specialista dell’arte post bizantina, Panayotis L. Votocopoulos di Atene, ha assegnato questo trittico da viaggio al pittore G. Klontzas della scuola cretese. Si caratterizza per la virtuosità dell’esecuzione su piccola scala, la compresenza di elementi tradizionali bizantini e di altri occidentali, il raffinato manierismo di certe figure, la composizione densa e complessa di alcuni episodi. Nella parte centrale, internamente, è raffigurata la Crocifissione con vari episodi collaterali; nel recto e nel verso degli sportelli laterali sono raffigurati episodi della vita di S.Anna tratti dai Vangeli apocrifi, e Santi vari della tradizione orientale ed occidentale.

    anonimo
    La nascita della Vergine
    inizi sec. XVII
    olio su tavola

Questo dipinto figurava al lato della pala "Gesù incoronato di spine e i Ss. Tecla, Corona, Vittore e Filippo" nell’altare della Sacra Spina in Duomo. E’ stato commissionato dal card. Gallo, come dimostra al figura inginocchiata. E’ opera di un tardo manierista con forti reminiscenze raffaellesche, sia pure mediate.

    anonimo
    Annunciazione
    Inizi sec. XVII
    olio su tavola

Come risulta dai documenti di archivio, anche questo quadro, come il precedente, figurava al lato dell’altare della Sacra Spina. Sia il quadro grande che i due piccoli erano attribuiti a Guido Reni. L’attribuzione al Reni di questa piccola tavola è un’ipotesi comprensibile dati gli indubbi riferimenti alle numerose "Annunciazioni" del grande Guido. E’ certamente un dipinto di buona qualità, opera di un pittore non insensibile alla lezione del Lotto, ma che accoglie anche suggestioni della grande pittura bolognese di ispirazione classicheggiante.


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