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 SALA 2

IL MEDIOEVO

La Cattedrale

Risale agli ultimi secoli del primo millennio la presenza dei Canonici nella Cattedrale di S.Leopardo, dove vivevano già, forse, vita comune: il Codice carolingio nomina i canonici "Stephanus et Petrus Diaconi Ecclesiae Auximanae". E' questa la più antica memoria del Capitolo della cattedrale. Attigua alla Cattedrale era la casa per i Canonici.

Nel 1053, papa Leone IX reduce da un viaggio in Germania consacra la Cattedrale, rinnovando la dedicazione al primo Vescovo S.Leopardo.

Papa Alessandro III nel 1177 invia ad Osimo il vescovo Gentile per ristabilire i diritti del Monastero di S.Clemente di Casauria, la cui proprietà terriera ad Osimo aveva subito gravi danni. Gentile è un grande Vescovo: partecipa al Concilio Lateranense III, riveste più volte l’ufficio di Delegato apostolico; subisce anche maltrattamenti per il suo governo austero. Ad Osimo, è ricordato soprattutto per l'ampliamento della Cattedrale. sala_2.jpg (11593 byte)

La prima Cattedrale è quella di S.Leopardo. S.Vitaliano la amplia fino alla attuale navata centrale. Il Vescovo Gentile aggiunge il Presbiterio, innalza la navata centrale, la dota di robuste colonne e della cattedra episcopale in pietra, la arricchisce con due portali ancora oggi esistenti. E' sua anche la costruzione della Cripta: una iscrizione sopra l'altare dei Ss.Martiri porta la data del 1191 e il nome dell'autore Mastro Filippo.

Il Vescovo Beato Giovanni Uguccione, alla fine del sec. XIII, amplia la Cattedrale aggiungendovi una quinta campata (la prima per chi entra dal cortile interno) dove fino al 1589 era posto l’altare maggiore.

Nel secolo XIV è vescovo di Osimo Berardo che fa notevoli lavori di ampliamento dell’Episcopio: sono del suo tempo le grandi arcate dell’edificio orientate a nord.

Le frequenti lotte tra Guelfi e Ghibellini portano nel 1233 all'assalto dell'Episcopio, nel 1239 al possesso del territorio osimano da parte di Enzo, figlio di Federico II, e alla sconfitta dei Guelfi in una battaglia combattuta nel territorio di Osimo nel 1248.

sala_2-1.jpg (9907 byte) Gregorio IX toglie ad Osimo la sede vescovile, trasferendola a Recanati. Dopo la morte di Federico II (1250), gli Osimani si riconciliano con il Papa. Nel 1263 viene reintegrata la sede vescovile e viene mandato ad Osimo l'anconitano Benvenuto Scotivoli, che opera con saggezza e zelo apostolico.

Un nuovo grave conflitto sorge ad Osimo nel 1317 durante il periodo della "cattività avignonese": i ghibellini Andrea e Lippaccio Gozzolini fanno prigioniero il Vescovo e compiono angherie di ogni tipo.

Nella chiesa benedettina di San Biagio, ora cripta di S.Niccolò, viene compiuto un atto sacrilego contro l’affresco del Crocefisso, che versa sangue. E’ esposto in Museo un corporale intriso di sangue contenuto in un reliquiario del 1700. Gli statuti di Osimo del 1323 ricordano il fatto e propongono che la città ne serbi memoria. Le turbolenze durano qualche decennio, la città è in piena decadenza e perde ancora la sede vescovile.

Nel 1368 il presbitero osimano Niccolò Romani, notaio e segretario di Gregorio XI, fa riavere la sede vescovile alla Città.

Proprio in questo periodo di conflitti e di turbolenze fiorisce nel territorio di Osimo la santità di alcuni grandi uomini: San Bonfiglio nato ad Osimo, monaco benedettino a Storaco di Filottrano, vescovo di Foligno che partercipa alla prima Crociata (1096); San Silvestro, nato ad Osimo nel 1177, canonico della Cattedrale poi eremita e fondatore dei Benedettini Silvestrini a Monte Fano di Fabriano, morto nel 1267; San Benvenuto, nato ad Ancona, amico di San Silvestro, eletto Vescovo di Osimo nel 1263 per fare opera di pacificazione; il Beato Clemente, nato ad Osimo, agostiniano e autore delle nuove costituzioni dell’Ordine, morto ad Orvieto nel 1291.

Opere esposte

  Postergale di cattedra episcopale sec. XIII-XIV pietra
  Leoni stilofori dall’ambone della cattedrale sec. XII-XIII pietra e marmo
Giovanni Maspani Gentile 1763 olio su tela
Giovanni Maspani Beato Giovanni Uguccione 1763 olio su tela
Giovanni Maspani Berardo 1763 olio su tela
  Frammenti Lapidei dalla cattedrale di Gentile sec. XII pietra
  Frammenti lapidei da altre chiese di Osimo   pietra
anonimo Busto di Ugo Varoli – Vescovo fine sec.XIV pietra
  Campana 1361 bronzo
Giovanni Maspani S.Benvenuto 1763 olio su tela
  Protocollo di S.Benvenuto sec. XIII  
  Corporale intriso di sangue 1317 – Crocefisso di S.Niccolò Reliquiario del sec. XVIII Vetro e metallo dorato
Pietro di Domenico da Montepulciano Polittico 1418 tempera su tavola
  Reliquiario di S.Vittore - Legendario delle vite dei santi (Incunabolo del 1475) sec. XV rame dorato
Pietro Vannini Croce processionale metà sec. XV argento e bronzo dorato
Giovanni Maspani Niccolò Bianchi 1753 olio su tavola

Descrizione opere

    Postergale di cattedra episcopale
    sec. XIII-XIV
    pietra
Il vescovo di Osimo Gaspare Zacchi lo attribuisce al Vescovo Gentile. Lo stile è romanico-gotico. Singolare è la stilizzazione del motivo ornamentale: tulipani carnosi, foglie vitinee. La figura risente ancora della fissità bizantina. Originariamente posizionato al fondo della chiesa, fu trasferito dal Compagnoni nella cripta e murato nel lato nord-ovest. Sull’interpretazione della figura rappresentata ci sono diverse opinioni.

    Leoni stilofori dall’ambone della cattedrale
    sec. XII-XIII
    pietra e marmo
Di autore ignoto l’ambone ha avuto nei secoli diverse collocazioni. Agli inizi era in fondo alla chiesa alla destra dell’altare; quando l’orientamento della chiesa fu cambiato (1589) lo si sistemò a destra di chi sale al presbiterio; il Soglia (1840-1856) lo trasferì nella chiesa del Battistero, il Vescovo Leopardi (1926-1944) lo fece riportare in Duomo. Dopo i lavori di ripristino del 1956 non è stato più rimontato. Ora in museo sono esposti i soli leoni che fungevano da piedistallo e le colonne sulle quali poggiava l’ambone.

    Busto di Ugo Varoli – Vescovo
    fine sec.XIV
    pietra
Durante l’episcopato di Pietro III, di origine filottranese (1381-1400), il Compagnoni narra che la signora Bondimane aveva lasciato una eredità controversa con esecutori testamentari il Vescovo e Fra Ugo Varoli, rettore della Parrocchia della Trinità e Vescovo titolare "scizienze" (località controversa), che non era potuto mai andare nella sua sede per la "malizia del tempo". Rimangono sconosciute altre notizie sul Varoli, che deve essere stato personaggio importante per meritare una riproduzione in busto di buona fattura.

    Protocollo di S.Benvenuto
    sec. XIII
Sono tre volumi in pergamena che contengono gli atti di governo di questo vescovo. L’importanza del documento è legata alla sua antichità e alle vicende della comunità ecclesiale e civile del tempo.

    Pietro di Domenico da Montepulciano
    Polittico

    1418
    tempera su tavola

Il Polittico consta di dodici scomparti disposti su due ordini, su fondo dorato. Al centro in alto il Cristo crocefisso, con la Madonna e S.Giovanni e i martiri Fiorenzo e Vittore a sinistra, i vescovi Vitaliano e Benvenuto a destra. Nell’ordine inferiore la Madonna con Bambino tra angeli e da sinistra a destra i santi Leopardo, Niccolò da Bari, Caterina d’Alessandra e Antonio Abate. Il Polittico è concordemente attribuito dalla critica a Pietro di Domenico da Montepulciano, originario secondo un’ipotesi recente della vicina Filottrano. Porta la data del 1418, con l’indicazione della committente Donna Caterina moglie del notaio osimano Antonio Fanelli.
Il polittico ha fatto da pala dell’altare maggiore della Cattedrale fino al 1548 quando fu sostituito dal polittico di G.B. Franco.

    Reliquiario di S.Vittore - Legendario delle vite dei santi (Incunabolo del 1475)
    sec. XV
    rame dorato
Nel reliquiario è racchiuso il cranio del santo. E’ un bel lavoro in rame dorato. Si esponeva il giorno della festa del Santo il 14 maggio. E’ attribuito al tempo del vescovo Bianchi (1422-1434). Il Legendario ha una pagina dedicata a S.Vittore (riprodotta in copia). E’ esposta la prima pagina con interessante miniatura in oro.

    Pietro Vannini
    Croce processionale

    metà sec. XV
    argento e bronzo dorato

Sulla croce c’è una lastrina d’argento con la dicitura in maiuscole gotiche "PETRUS VANINI DE ASCULO", orafo che operò negli anni tra il 1452 e il 1488; a lui gli studiosi attribuiscono il lavoro, anche tenendo conto dello stile che non pare trecentesco come qualcuno nel passato ha sostenuto. Nel retro una piccola lastra dice che il vescovo Pompeo Compagnoni ne curò il restauro nel 1765.

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