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SALA 13

I MONASTERI

Preghiera e lavoro

All’inizio del secondo millennio c’è un monastero di Avellaniti: San Pier Damiani nel 1047 viene mandato ad Osimo dal Papa per una ispezione sull’opera del discusso vescovo Gislerio; sappiamo che alloggiò nel monastero del suo ordine, che officiava la chiesa di S.Lorenzo all’inizio dell’attuale Via Gattuccio.

Vita monastica conducono anche gli Agostiniani, che nel 1270 sostituiscono gli Avellaniti. A metà del sec. XIV costruiscono il loro monastero presso la chiesa di S.Pietro di Ceronzio. Nel passato vi sono stati monasteri di Benedettini e Silvestrini (sala 8).

Attualmente non sono presenti ad Osimo monasteri maschili.

Nel 1997 termina ad Osimo la presenza delle Cappuccine: la città vive la partenza delle ultime Religiose come una perdita.

Le Cappuccine arrivano ad Osimo nel 1708, durante il servizio episcopale del card. Ferdinando D’Adda, Amministratore Apostolico della Diocesi.

Benedetta Wan-Herten, vedova Viganego, viene da Genova con una decina di donne, invitata ad Osimo dal figlio Tommaso Benedetto, domenicano a S.Marco. Il vescovo Michelangiolo Conti, poi trasferito a Viterbo e nominato Papa nel 1721, accoglie la professione religiosa delle prime monache: sono di stretta osservanza, si dedicano alla preghiera, alla penitenza e al lavoro.

La "Historia della vita e delle virtù di Benedetta Wan-Herten Viganega…", opera del P.M. Volpi edita a Venezia nel 1754, riferisce dell’arte preziosa delle Cappuccine di "formare statue… sparse in gran numero in tutta Italia… elegantissime… con colori naturali e vivaci", arte certamente tramandata alle generazioni successive alla prima.

Accanto al Monastero cresce un gruppo di terziarie, che il card. O.F. Spada (1714-1724) invita a fare catechismo nelle Parrocchie; aiutano la prima "farmacia" sorta ad Osimo ad opera della congregazione di San Rocco.

Un monastero di Clarisse Urbaniste è tuttora fiorente ad Osimo a San Niccolò. La presenza delle Clarisse in città pare risalga al tempo di San Francesco e di Santa Chiara, ma storicamente risulta dal sec. XVI; durante l’episcopato di G.B. Sinibaldi (1515-1547) il monastero viene costruito su parte delle fondazioni della Chiesa di S.Biagio già dei Benedettini.

Per molto tempo le Monache dirigono un Educandato, annesso al Monastero, contribuendo così alla promozione culturale della Città.

Il Monastero passa al Comune con le leggi del 1866.

Un Monastero di Clarisse Urbaniste è presente anche a Filottrano, fondato intorno al 1560; le Regole sono approvate dal Visitatore Apostolico Mons. Pacini nel 1573. Le monache svolgono attività religiosa ed educativa in un Convitto adiacente al Monastero per giovani che provengono da ogni parte d'Italia: per questo la soppressione del 1866 non le tocca. Ora il Convitto è chiuso.

E’ certa la presenza, nel passato, delle Benedettine, delle Terziarie Francescane di S.Rocco e delle Agostiniane; di queste ultime abbiamo la testimonianza in una lapide affissa sulla parete della torre nella chiesa di S.Marco.

Opere esposte

  Molino per grano e mortaio per molitura del grano e stampo per le Ostie   pietra
  La Presentazione al tempio fine sec. XVIII statuine in gesso e tessuto
Giuseppe Chiari L’Addolorata 1712 tela

Descrizione opere

    La Presentazione al tempio
    fine sec. XVIII
Le statuine provengono dal monastero delle Cappuccine.

    Giuseppe Chiari
    L’Addolorata
    1712
    tela

E’ il bozzetto del quadro raffigurante la Madonna Addolorata, che decora l’altare della piccola chiesa del già Monastero delle Cappuccine. Il domenicano M.Volpi nella sua "Historia…" (1754) narra come il quadro grande "prima di essere portato ad Osimo, fu portato al papa Clemente XI e fu visto da molti cardinali come opera insigne con grande applauso, per la Pasqua del 1712". L’esecuzione dello "sbozzetto" risale evidentemente a qualche tempo prima. Il pittore romano G.Chiari allievo del Maratta, ha interessi di natura decorativa e si esprime con un manierismo che da l’avvio all’epoca e al gusto rococò.


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