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SALA 1

PERIODO PALEOCRISTIANO

Il cristianesimo ad Osimo: i Martiri e i successori degli Apostoli

I Santi martiri Fiorenzo, Dioclezio e Sisinio, secondo i Bollandisti, vennero dall'Asia Minore, da dove li chiamò il proconsole convertito Piniano al rientro a Roma; egli li mandò ad 0simo, dove possedeva delle terre.

Non avendo voluto sacrificare agli idoli, essi furono lapidati insieme al giovinetto Massimo, loro discepolo.

La tradizione ci dice che era l'anno 304, il giorno 11 maggio.

Il luogo della lapidazione è Rosciavalle (ora Roncisvalle), al Borgo S.Giacomo, poco lontano dalla Città.

Le spoglie dei Martiri Osimani nel 1444 furono trasferite dal Vescovo Andrea da Montecchio (Treia) nella Cattedrale. Ora si trovano nello stupendo Sarcofago romano-cristiano della Cripta (IV-V secolo d.C.).

Secondo la tradizione antichissima e ben accertata il primo Vescovo di Osimo fu S.Leopardo, vissuto tra la fine del IV e l'inizio del V secolo. Egli diede la prima organizzazione alla Diocesi di Osimo e costruì la prima Cattedrale "sul Campidoglio della Città". Conserviamo una sua rappresentazione in una preziosa lamina di argento, che gli studiosi attribuiscono ai secoli VII o VIII e che è stata rinvenuta durante la ricognizione del 1296; il corpo ora si conserva nella Cripta del Duomo in un sarcofago striato ad "S", molto antico.

Tra i Vescovi del primo millennio eccelle la figura del Vescovo S.Vitaliano. Vive al tempo dell'occupazione longobarda; nel 743 è presente al Concilio Romano. Conserviamo di lui la memoria del rifacimento e dell'ingrandimento della Cattedrale di S.Leopardo.

Ci è rimasta anche la bella lapide sepolcrale con la scritta latina "Hic iacet in pace Vitalianus servus Christi, Episcopus": è un raro e prezioso esempio di arte longobarda.

Durante le invasioni barbariche Osimo è centro ragguardevole e fa parte della Pentapoli ed Esarcato di Ravenna; in particolare durante la guerra gotica(535-553), come narra lo storico Procopio, la Città si dimostra "affatto accessibile ai nemici": infatti l'assedio di Belisario si protrae per sei mesi, sul pendio di Fonte Magna.

Opere esposte

anonimo Martirio dei Ss.Fiorenzo, Sisinio e Diocleziano copia dal Lazzarini Inizio sec. XVIII Formella in cotto
Giovanni Maspani S.Leopardo 1763 olio su tavola
disegno di Gian Andrea Lazzarini Lamina di S.Leopardo in Reliquario lamina sec. VII- VIII – reliquiario sec. XVIII rame dorato, lamina in argento
anonimo S.Leopardo abbatte gli idoli fine sec. XVI olio su tavola
Giovanni Maspani S.Vitaliano 1763 olio su tavola
  Lastra tombale di S.Vitaliano sec. VIII pietra
  Lastra con cornice a girali e pannello a treccia dalla chiesa vitalianea

sec. VIII

pietra
  Lastre di transenne e pilastrini con intrecci viminei dalla chiesa vitalianea sec. VIII pietra

Descrizione opere

    anonimo
    Martirio dei Ss.Fiorenzo, Sisinio e Diocleziano copia dal Lazzarini
    Inizio sec. XVIII
    Formella in cotto

Nella formella viene riprodotto l’affresco del Lazzarini che si trovava nell’abside della Cattedrale, fatto eseguire dal vescovo Compagnoni; essendosi deteriorato fu sostituito all’inizio del 1900 dall’affresco di Virginio Monti. Qualcuno fa l’ipotesi che sia del Lazzarini anche la formella in cotto.
Nel retro una iscrizione latina ricorda l’opera di pulitura eseguita nel 1801 dal domenicano Daniele Castellani di Osimo.

    Lamina di S.Leopardo in Reliquario su disegno di Gian Andrea Lazzarini
    lamina sec. sec. VII-VIII – reliquiario sec. XVIII
    rame dorato, lamina in argento
E’ una copertina di evaneliario che fu tolta dal sepolcro di S.Leopardo dove originariamente era stata posta come riconoscimento del corpo del santo. E’ di pregevole fattura: il papa Benedetto XIV la chiese per i Musei Vaticani al vescovo Pompeo Compagnoni, che ritenne opportuno mantenerla ad Osimo per la grande devozione di cui era oggetto. E’ una delle opere più antiche e più significative della storia della città; per questo è stata scelta come logo del Museo.

    anonimo
    S.Leopardo abbatte gli idoli
    fine sec. XVI
    olio su tavola

Il dipinto rappresenta l’attività svolta da S.Leopardo nell’eliminazione delle testimonianze pagane ancora esistenti nel territorio della sua diocesi. La cornice presenta la caratteristica della cernieratura che permetteva di far ruotare il quadro sul suo asse e di mostrare nel retro forse una reliquia del santo. Il personaggio a destra è Statilio Paolini (1557-1596), diplomatico al servizio di Sisto V e Clemente VIII. Accanto a lui, Teodosio Fiorenzi (1535-1591). Il dipinto è ascrivibile alla fine del sec. XVI-inizi XVII.

    Lastra tombale di S.Vitaliano
    sec. VIII
    pietra
La lastra è corniciata sui lati lunghi da due tralci di vite intrecciati che hanno origine simmetricamente da un vaso a "kantaros". Al centro si legge inciso l’epitaffio: "HIC REQUIESCIT IN PACE VITALIANUS SERVUS XPI EPC" (Qui riposa in pace Vitaliano servo di Cristo, Vescovo). In origine fu conservata nella Cattedrale, poi fu nascosta per evitarne la profanazione; nel 1513 il vescovo A. Sinibaldi fece trasportare l’urna del santo nella Cripta della Cattedrale.

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