SAN BIAGIO DI OSIMO

Presentazione

La ricerca storiografica condotta su San Biagio è particolarmente interessante, non perchè siano affiorati episodi storici esaltanti, ma perchè rappresenta il tentativo di rivalutare un tratto di storia dimenticata, la cui cognizione   può aiutarci a conoscere meglio i luoghi dove viviamo.

San Biagio come tante altre frazioni dei territorio comunale di Osimo, ha origini molto antiche sulle quali, tranne in alcuni accenni di Don Carlo Grillantini nelle sue ricerche storiche su Osimo, non è stato scritto nulla.

D'altra parte dobbiamo prendere atto che questo tipo di lavoro non è di facile svolgimento, perchè spesso i documenti o sono andati dispersi o mancano completamente, inoltre questi da soli non parlano, bisogna raccoglierli ed interpretarli.

In aggiunta a ciò è necessaria la raccolta delle testimonianze dirette che devono anch'esse essere filtrate, confrontate ed interpretate.

Ho voluto evidenziare il lavoro, proponendo la pubblicazione dell'opuscolo prima di tutto come segno di riconoscimento al giovane Autore, attento e sensibile, il quale, bisogna riconoscerlo, ha parlato di cose antiche e nuove della sua e della nostra Frazione - come un continuo presente - da offrire a coloro che verranno dopo.

Mi auguro, infine, che la ricerca dei giovane Fausto Marincioni ne stimoli altre, perchè oggi, sempre più isolati nell'ansia quotidiana e privati da 'prospettive ideali, è importante rivalutare il passato e riscoprire quel valori contenuti nelle più nobili tradizioni.

Osimo, 7 Giugno 1987

Enrico A. Canapa
(Assessore alla Pubblica Istruzione e alle
Attività Culturali del Comune di Osimo)

 


 

Premessa

E' consuetudine diffusa pensare che piccole località come le frazioni di un territorio comunale, non abbiano una storia di particolare interesse, poichè in passato questi luoghi erano zone rurali dove al massimo si poteva trovare una chiesa e qualche casa colonica.

L'incremento dell'edilizia residenziale, però ha trasformato notevolmente l'aspetto di questi posti e quindi tentare l'impresa di andare alle radici della storia, non per esaltare chissà quale gloriosa origine, ma semplicemente per riannodare il passato al presente, può aiutarci a capire meglio quale potrà essere il futuro di queste località.

Sulle origini di San Biagio di Osimo in particolare, esistono molte ombre e questo non solo perchè mancano documenti e testimonianze su cui far riferimento, ma soprattutto perchè non sono mai state effettuate ricerche.

Questa indagine storiografica tenta di trovare, almeno in parte, delle risposte a chi si chiede: "come eravamo?"

In analogia all'elemento di un puzzle, che insignificante da solo acquista valore se associato agli altri frammenti, così questa ricerca su San Biagio può diventare interessante se letta in un contesto storico più ampio a partire da quello del Comune di Osimo.

Ringrazio tutti coloro che hanno permesso questa realizzazione, ed in modo particolare Don Bruno Pierini per la collaborazione e la disponibilità. E' la prima volta che ci avventuriamo in questo tipo di lavoro, non siamo storiografi di professione e siamo consapevoli dei limiti di questa ricerca.

Senz'altro si sarebbe dovuto scavare più a fondo e più in dettaglio, mi auguro che altri partendo da questa modesta indagine vogliano fare più di quanto qui fatto.

Osimo, 9 Maggio 1987

Fausto Marincioni

 


 

Capitolo Primo

SAN BIAGIO E LE SUE ORIGINI


San Biagio è la frazione di Nord-Est  del territorio del Comune di Osimo, il quale è parte della Provincia di Ancona (città capoluogo della regione Marche).  La frazione si sviluppata principalmente lungo la valle Settempedana e confina con la frazione Aspio (del Comune di Ancona) a Nord, con il Comune di Offagna ad Ovest, con la frazione Santo Stefano a Sud-Ovest, con Osimo città a Sud, con la frazione Osimo Stazione a Sud Est e con il Comune di Camerano ad Est.

La maggior parte di questo territorio è ad uso agricolo e nonostante lo sviluppo abitativo degli ultimi anni, la disposizione edilizia è ancora quella di un tipico centro rurale.

Il nucleo centrale della Frazione è rappresentato dalla Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Biagio Martire; sita a destra della Via d'Ancona, ed è una costruzione dei 1700, sorta sul luogo di un'altra, che si presume fosse almeno del secolo XIII.

In base a quanto ci insegna la storia, la vita delle popolazioni delle frazioni si identifica per lo più con la vita della Chiesa, per questo motivo, per avere un profilo storico più oggettivo della frazione San Biagio, dobbiamo ricercare le origini della stessa Chiesa e le sue successive trasformazioni.

 

San Biagio Mappa

 

 San Biagio Veduta Aerea

 


 

Capitolo Secondo

LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN BIAGIO


La Chiesa Parrocchiale è fuori dubbio di origine molto antica, ma la lontananza dei tempi, la negligenza dei primi parroci, il deperimento o la rapina delle scritture archiviali ci impediscono, nonostante le ricerche finora effettuate, di stabilire la data esatta di erezione.

La mancanza completa di documenti, che certifichino la prima parte della vita di tale Chiesa, comporta anche l'impossibilità di provare la validità di una diceria popolare che parla di una prima chiesetta eretta non nell'attuale ubicazione, ma nel versante opposto della Valle Settempedana, cioè in Via Fosso, ove ora sorge un'Edicola votiva dedicata alla Madonna. Tale tesi purtroppo non è convalidata da nessun riscontro oggettivo, per cui va presa e valutata con le dovute riserve.

Documenti certi, circa l'esistenza della chiesa di San Biagio si hanno invece nelle " Memorie Istorico - Critiche " di Mons. P. Compagnoni (Vescovo di Osimo dal 1740 al 1774). In queste memorie si leggono i resoconti di due Visite pastorali fatte nella Chiesa parrocchiale.

La prima di queste avvenne quando era Vescovo di Osimo Mons. Bernardino De Cuppis; il Papa Pio V mandò nella diocesi osimana come visitatore apostolico il Vescovo di Chiusi, Mons. Pacini, con il compito di indagare su gravissimi inconvenienti ivi verificatisi.

La predetta visita pastorale avvenne nell'anno 1573, quando era parroco di San Biagio un certo Piergiovanni di Castelplanio da Jesi, definito dai resoconti dell'ispezione assolutamente incapace dì reggere la parrocchia perchè sembrava non conoscesse neppure i dieci comandamenti e le formule dei Sacramenti.

La seconda visita alla chiesa avvenne il 22 Agosto 1592 e fu compiuta dal Cardinale Antonio Maria Gallo. In tale circostanza il Cardinale si meravigliò che non ci fosse nella chiesa il Fonte Battesimale, per cui provvide a sue spese a colmare la grave lacuna.

Nell'archivio parrocchiale si ricorda anche un'altra visita compiuta nel 1707 dal Cardinale Ferdinando D'Adda.

 

La Chiesa Parrocchiale di San Biagio

 

Nell'archivio vescovile inoltre sono stati ritrovati documenti, che certificano come alcuni Vescovi di Osimo fecero delle beneficenze per effettuare alcuni restauri alla Chiesa di San Biagio; fra questi si ricordano:

- il Card. A. M. Gallo (1596 -1620).che verso’ 10 scudi;
- il Card. A. Galamini (1620 - 4636) che verso’ 80 scudi;
- il Card. G. Verospi (1642 - 1652) del quale, secondo la testimonianza diretta di Mons. Carlo Grillantini, fu ritrovato, afforno gli anni '30, uno stemma in legno nella sacrestia della Chiesa. Questo particolare puo’ far nascere l'ipotesi che detto Cardinale abbia fatto eseguire opere di restauro;
- il Cardinale A. Bichi (1656 - 1691) che verso’ 25 scudi;
- il Cardinale 0. Pallavicini (1691 - 1700) che fece restaurare a sue spese la chiesa.

In aggiunta a queste notizie sappiamo che e’ stato ritrovato un organo del secolo XVI appartenente alla chiesa di San Biagio; esso ben restaurato e funzionante e’ oggi custodito nel Museo Diocesano di Osimo.

Questi pochi documenti se analizzati attentamente possono portare a delle conclusioni:
1) il probabile periodo di erezione della chiesa nell'ubicazione attuale, dovrebbe risalire al XIII secolo;
2) La chiesa intorno ai primi anni del '700 e’ stata riedificata ed ampliata.
Questo fatto e’ anche confermato dallo stile architettonico, nettamente settecentesco, che la costruzione manifesta.

Le notizie finora argomentate riguardano le origini della chiesa, a queste ne facciamo seguire altre con una cronologla delle successive trasformazioni che l'edificio ha subito fino ai giorni nostri.

Negli anni 1850 - 1870, come e’ testimoniato da una lapide posta all'interno della chiesa, per cura del Parroco Panocchi furono eseguite consistenti opere di ristrutturazione che diedero alla costruzione la forma definitiva, quale oggi possiamo ammirare.

 

Lapide dedicata al Panocchi

 

Dall'analisi del volumi del fabbricato possiamo facilmente vedere che architettonicamente esso ha una sagoma derivante dalla compenetrazione di due parallelepipedi; la chiesa risulta infatti inserita nella canonica. La chiesa è inoltre dotata di un campanile dove sono sistemate tre campane:

- la piu’ piccola, dedicata al crocefisso, è stata fusa nell'anno 1825;
- la più grande, dedicata a San Biagio è stata donata dai parrocchiani e dal parroco Don Giovanni Pesaresi nel 1914;
- la mezzana, ricavata da altre due campane, è stata fusa nel 1971 per cura del parroco Don Olivo Stacchiotti ed è dedicata alla Madonna Addolorata.

L'Interno della chiesa è a navata unica, con abside finale, dove è posto l'altare maggiore, che è del '700 ed è stato donato alla parrocchia nel 1919 dalla Cattedrale di Osimo.

Il quadro posto nell'abside è del pittore Giuseppe Pallavicinl e fù realizzato nel 1793. A proposito del quadro abbiamo la ricevuta rilasciata dal Pallavicini: "Ancona, 12 gennaio 1793 - Io sottoscritto ho ricevuto dal fratello Nicola Bartolo scudi 30 per la pittura del nuovo quadro di San Biagio rappresentante l'occhio di Dio adorato dagli Angeli, San Biagio, San Girolamo, Sant' Antonio Abate, Santa Lucia e Sant' Isidoro Agricolo. In fede dico scudi 30, Giuseppe Pallavicini, pittore manu propria."

A destra, rispetto all'altare magglore, vi è quello dedicato alla Madonna della Consolazione, mentre a sinistra, quello dedicato a San Biagio, Vescovo e Martire della città di Sebaste, nell'Armenia (le cui sembianze si possono ammirare in una nuova statua sita sopra l'altare stesso).

Per il fonte battesimale abbiamo quattro successivi trasferimenti:
- anticamente era posto in fondo alla chiesa, a sinistra;
- il Sac. Giovanni Marasca trasferì il battistero in una nicchia, a destra dell'altare maggiore;
- il Sac. 0livio Stacchiotti nel 1970 pose il fonte nell'altare di sinistra, debitamente trasformato per questa sua nuova funzione;
- nel 1981 il Battistero è stato rimosso e l'altare è stato dedicato a San Biagio.

 

Interno Chiesa: Particolare di una Vetrata

 

Le pitture, all'interno della Chiesa, furono eseguite nel 1916 dagli artisti osimani Guglielmo e Mario Cappannari su commisslone del Parroco Don Basileo Sebastiani.

Don Giovanni Marasca nel 1966-67 fece eseguire la nuova pavimentazione e nell'occosione venne rimossa la balaustra in marmo.

Altri restauri interni vennero eseguiti negli anni 1970-71 a cura di Don Olivo Stacchiotti: in quella occasione fu sistemato il già citato battistero, venne rifatto l'impianto di illuminazione, fu realizzato il riscaldamento ad aria condizionata, furono elettrificate le campane e venne girato l'altare maggiore nel presbiterio.

L'ultimo restauro riguarda l'esterno ed è stato eseguito negli anni 1985-86 per iniziativa del parroco Don Bruno Pierini, che ha voluto far sistemare il campanile, il tetto, i cornicioni, la facciata e le pareti laterali della Chiesa e della casa canonica, ed inoltre ha fatto costruire una mura di sostegno con relativa balaustra.

 

Campanile Dipinto del Pallavicini Interno Chiesa
Lapide ai Capannari Altare Particolare Dipinto Pallavicini

 

Parroci di San Biagio negli ultimi cento anni

Don Cesare Mazzufferi
Don Giuseppe Benedetteli
Don Giuseppe Pesaresi
Don Basileo Sebastiani
Don Pietro Feliciani
Don Luigi Piersigilli
Don Giovanni Marasca
Don Olivo Stacchiotti
Don Bruno Pierini
ottobre 1879
dicembre 1896
aprile 1910
dicembre 1914
settembre 1942
dicembre 1946
marzo 1964
luglio 1969
dicembre 1978
aprile 1896
dicembre 1908
aprile 1914
agosto 1942
maggio 1946
ottobre 1963
maggio 1969
novembre 1978

Don Basileo Sebastiani mantenne il titolo di Parroco a San Biagio fino al 1942, pur essendosi trasferito ad Osimo Stazione fin dal 1931, quando fondò la nuova parrocchia, di cui però divenne titolare solo nel 1942. In questo lasso di tempo - dal 1931 al 1942 - a San Biagio fu sostituito da un sacerdote con il titolo di pro-parroco (vice parroco); ricordiamo:

Don Roberto Alessandrini
Don Giuseppe Giovagnoli
Don Pietro Feliciani
settembre 1931
settembre 1937
settembre 1940
agosto 1937
agosto 1940
settembre 1942

Nei periodi di attesa per la nomina di un nuovo parroco, hanno retto la Parrocchia di San Biagio con il titolo di parroco - economo i seguenti sacerdoti:

Don Giuseppe Giovagnoli
Don Nazzareno Coletta
Don Olivo Stacchiotti
Don Nazzareno Coletta
dicembre 1908
giugno 1946
ottobre 1963
maggio 1969
marzo 1910
dicembre 1946
marzo 1964
luglio 1969

 


 

Capitolo Terzo

LA VILLA DI MONTEGALLO


Un altro nucleo importante della frazione San Biagio attorno al quale si sono svolti alcuni dei momenti più significativi della vita sociale e religiosa della comunità è stato quello della Villa di Montegallo, da cui prende il nome una buona parte del territorio della frazione.

La Villa, di grande valore architettonico, situata lungo la strada che porta ad Offagna, è sicuramente una delle più rinomate del territorio provinciale di Ancona.

Da circa trent'anni è proprietà del Conti Bonaccorsi di Macerata, dopo essere appartenuta ai Conti Soderini e ancor prima ai Carafa D'Adria.

Fin dall'inizio del XIII secolo sul luogo della Villa sorgeva una casa, appartenuta anche al bellicoso Capitano di ventura Boccollno di Guzzone, che partecipò alla famosa "Battaglia del porco."

Attraverso varie vicende, l'edificio passò poi in proprietà agli Armellini di Perugia, ai Bentivoglio di Gubbio e ai Franciolini di Jesi, finchè nel 1592 fu venduta al Cardinale Antonio Maria Gallo, che diede il nome alla Villa, elevata poi a Contea nel 1759 da Papa Clemente XIII.

I discendenti del Cardinale, già a partire dal 1750, diedero, inizio ad ampi lavori di restauro e abbellimento che si intensificarono tra il 1784 e il 1789.

Tali trasformazioni, consistenti nell'aggiunta di quattro ali avanzate a forma leggermente concava e perfettamente uguali, permisero, sul fronte della dimora, lo snodarsi di una ricca scalinata, prospiciente una graziosa aiuola circolare, mentre sul retro, la costruzione di una ampia terrazza con loggiato sottostante, che si affaccia su un giardino all'italiana.

A ricordo del completamento del detti lavori, venne posta sul frontone della Villa una lapide con questa scritta: "Comes Bernardinus Gallus A.D. MDCCXCII" cioè: "il conte Bernardino Gallo nell'anno del Signore 1792."

Lo stile architettonico è di gusto barocco e qualcuno ha avanzato l'ipotesi che si tratti di una prova effettuata da allievi del celebre Vanvitelli.

 

Villa di Montegallo: Vista Frontale

Villa Montegallo: Vista Retro

 

Nell'ambito della Villa c'è una chiesetta di stile settecentesco, attorno alla quale per tanti anni si è svolta la vita religlosa del contadini abitanti la zona.

In detta cappella, vennero, con grande partecipazione di popolo, ripetute tutte le feste più significative già celebrate nella chiesa parrocchiale di San Biagio, inoltre vi fu celebrata tutte le domeniche la Santa Messa.

La piccola chiesa, dedicata al monaco benedettino San Gallo Abate, (morto a San Gallo, in Svizzera, città fondata dal suddetto il 16 ottobre 646) è di forma circolare, con un unico altare e venne costruita a spese del conte Gallo, verso la fine del secolo XVIII, su disegno di Andrea Vici (1744 - 1815).

La scelta del Santo abate come titolare di questa chiesetta non si deve alla devozione dei fedeli, poichè in quelle parti San Gallo è sconosciuto, ma ad una combinazione di parole. Cosi abbiamo: Gallo il monte, Gallo il proprietario della villa e chiesa, Gallo il Santo titolare del piccolo tempio.

 

Chiesetta di San Gallo

 

Chiesa San Gallo: Interno Chiesa San Gallo: Dipinto

 


 

Capitolo Quarto

IL CIMITERO


Il Cimitero esistente a San Biagio, come quasi tutti gli altri cimiteri rurali nel territorio nazionale, risale all'epoca dell'avvento di Napoleone in Italia, allorchè venne promulgata nel 1804 la legge di Saint Cloud che obbligava la sepoltura del cadaveri fuori dai centri abitati.

Anticamente, il Cimitero anche a San Biagio era addiacente alla Chiesa; qui infatti recentemente, a seguito di alcuni scavi fatti nella zona della corte parrocchiale, sono state ritrovate numerose ossa umane.

Con l'inizio del XIX secolo, il Cimitero fu trasferito nella zona attuale; naturalmente non fu subito costruito in muratura, ma fu solo delimitato un appezzamento di terreno destinato alla sepoltura del morti. Una recinzione rudimentale, fatta di canne serviva alla protezione del luogo sacro.

Il 14 agosto 1891 il Comune di Osimo, dopo numerose richieste da parte della popolazione, fece una delibera in cui veniva stabilita la costruzione di una cinta muraria con relativa camera mortuaria ed ossavario e la definitiva sistemazione della strada addiacente il cimitero. La spesa sostenuta per tali opere fu di Lire 4.349,81.

Con il susseguirsi degli anni il Cimitero ebbe diverse migliorie, fra cui la costruzione da parte di diverse famiglie del luogo di numerose tombe private a forma di edicola funebre.


 

Capitolo Quinto

LE SCUOLE A SAN BIAGIO


1. - La Scuola Elementare

Il primo edificio scolastico costruito a San Biagio risale al 1878 ed è situato lungo la via d'Ancona. In quell'anno, infatti, il Comune di Osimo fece una delibera con la quale si diede inizio alla costruzione di quattro scuole rurali: San Paterniano, Padiglione, Abbadia e San Biagio.

Quest'ultima fece fronte alle esigenze didattiche del luogo fino al 1933, anno in cui venne costruita una seconda scuola, situata in via Colle San Biagio, che potè meglio ospitare tutti gli alunni della zona.

In ambedue le scuole di San Biagio esistevano soltanto le prime tre classi elementari, gli altri due corsi mancanti, cioè la IV e la V elementare, vennero istituite solo nel 1948, e trovarono una provvisoria sistemazione presso una casa al Bivio Gambone.

Nel 1957 venne ultimata la costruzione di un nuovo edificio scolastico, posto accanto a quello già esistente in via d'Ancona, capace di accogliere in un unico stabile gli alunni fino allora ospitati in due sedi staccate (vecchia scuola elementare e una casa al Bivio Gambone).

Una notizia bizzarra è che questa sede scolastica venne soprannominata "La scuola dell'arcobaleno," a causa dei diversi colori dei banchi e dei grembiuletti dei bambini. Altra curiosità è che lo stesso ispettore scolastico di allora, scrisse una poesia per sottolineare l'efficienza e l'operosità di questa scuola.

Anche a Montegallo, dove già esistevano delle classi, ospitate in una stanza della villa, venne costruita nell'anno 1960 una nuova sede scolastica, ma questa svolse la sua funzione per un breve periodo.

Infatti nell'anno scolastico 1971-72 tutti i bambini della frazione furono riuniti nella scuola centrale di via d'Ancona con la conseguente chiusura delle scuole di Montegallo e di via Colle San Biagio (già chiusa nell'anno scolastico 1970-71).

 

Scuola Elementare

 

2. - La Scuola Materna

L'attività della scuola materna, a San Biagio iniziò solamente nel 1967, e fu gestita da una associazione privata, il C.I.F. (Centro Italiano Femminile).

La prima sede fu nella vecchia scuola elementare, ma dal 1971 soprattutto per l'interessamento del parroco Stacchiotti, il servizio venne svolto presso il piano superiore nella casa delle opere parrocchiali (addiacente la Chiesa parrocchiale).

La gestione dell'asilo passò, nell'anno 1974, dal C.I.F. all'ente San Giuseppe da Copertino. Nel 1979 la scuola materna divenne statale e nel 1982 venne trasferita nei locali ricavati accanto al nuovo asilo nido "Cullaverde."

 

Asilo Nido Cullaverde

 

3. - Scuole Particolari

Annoveriamo, fra queste notizie anche l'attività svolta dalla Lega del Filo d'Oro, per l'addestramento dei bambini portatori di handicap.

Nell'anno scolastico 1967-68 l'associazione entrò in funzione nella nuova scuola elementare di San Biagio in via d'Ancona, e precisamente nei locali riservati all'abitazione delle maestre (da qualche anno difatti era stata abolita la legge che prevedeva l'obbligo di residenza delle insegnanti nelle sedi scolastiche).

Questi bambini risiedettero nella scuola elementare e svolsero le loro attività didattiche nella casa delle opere parrocchiali. In un secondo momento la Lega del Filo d'Oro si trasferì presso una casa in via Fosso, fino a che non ne venne stabilita la sede definitiva in via Montecerno nella frazione Santo Stefano di Osimo.


 

Capitolo Sesto

EVENTI STORICI E DI FOLCLORE


1. - La Battaglia del Porco

Nella seconda metà del XV secolo, la ruggine esistente tra le città di Osimo e di Ancona per beghe di confine, portò ad un susseguirsi di reciproci dispetti tanto che, l'uccisione di alcuni suini che avevano sconfinato, divenne pretesto per ostilità belliche che culminarono in una vera e propria battaglia.

Agli inizi del giugno 1476 Ancona, aiutata da Ascoli e Camerino, armò quattromila uomini che, guidati da Astorgio Scoffivoli, invasero è depredarono Montegallo. A questo attacco gli osimani risposero il 27 giugno 1476 con un esercito di ottocento uomini, guidati da Boccolino Guzzone, che in quel tempo abitava a Montegallo. La battaglia avvenne nel territorio tra San Biagio e Santo Stefano (lungo il fosso San Valentino) e si concluse con la vittoria degli osimani.

 

La Battaglia del Porco: Effige

 

2. - La Festa di San Biagio

il 3 febbraio di ogni anno, è la commemorazione di San Biagio Martire. Fino a non molto tempo fà in occasione di questa ricorrenza veniva celebrata una festa che richiamava moltissima gente da tutto il territorio comunale ed oltre.

Tra le varie manifestazioni vi era anche l'antichissimo gioco del tiro al gallo. Il giorno della Candelora (2 febbraio) iniziavano i festeggiamenti: tutti potevano portare polli e metterli al bersaglio e, dopo il pagamento di una lira a colpo, chiunque poteva partecipare alla gara. All'inizio questo gioco veniva fatto con l'arco e la freccia; poi, in tempi più recenti con le armi da fuoco. I tiri venivano effettuati nel terreni scoscesi addiacenti la Chiesa parrocchiale.

Nel frattempo, tantissima gente arrivava a San Biagio per prendere parte ai balli, fatti sull'aia delle case coloniche circostanti e nella piazzetta prospicente la chiesa, dove funzionavano anche improvvisati stands gastronomici e dove venivano portate numerose botti di vino su carri trainati da buoi.

Verso sera usciva la processione per la benedizione è tutto cessava per riprendere il giorno successivo.

A causa di un paio di incidenti il tradizionale tiro al gallo ebbe termine. La Prefettura di Ancona emanò un decreto al riguardo, di cui abbiamo notizia nel giornale locale "La Sentinella" n. 5 del 10 febbralo 1883: Con savio provvedimento l'autorità locale di pubblica sicurezza dietro ordine superiore ha proibito il tiro al gallo nel nostro territorio.

Il prof. Elmo Cappannari, illustre concittadino osimano, ha descritto in un racconto dialettale lo svolgimento della festa, sottolineando in modo particolare lo spirito vivace con cui la numerosissima popolazione partecipava.

Negli anni successivi la seconda guerra mondiale, la festa andò perdendo la sua importanza fino al punto di non essere più celebrata, se non nella parte religiosa.

Elmo Cappannari: La Festa a San Biagio

 

3. - Palio di San Biagio

Nel 1979, con l'intento di rivitalizzare la festa del Patrono, venne istituito il "Palio di San Biagio." Quattro rioni - il Rosso, il Verde, l'Azzurro e l'Arancione - si contendevano, attraverso una lunga serie di gare, il Palio, ossia un drappo rosso con l'effige del Santo Patrono. Finite le gare, il Palio veniva consegnato al rione vincitore durante la celebrazione della Messa, dopo di che venivano aperti gli stands gastronomici ed iniziavano i balli popolari, riprendendo così anche se in forma minore, l'antica tradizione della festa.


 

Capitolo Settimo

VISITE IMPORTANTI


A distanza di circa trent'anni, sostarono a San Biagio due uomini, le cui sorti molto diverse, lasciarono un chiaro ed efficace messaggio di pace. Uno diventerà Papa Pio XII, l'altro cadrà martire della ferocia nazista, durante la seconda guerra mondiale.

1. - Soggiorno a Montegallo di PIO XII

Le testimonianze di questa visita è scritta su una lapide posta nella parte anteriore della chiesetta di Montegallo.

 

Lapide Pio XII

 

Trascriviamo il contenuto di questa targa commemorativa:


IN QUESTA VETUSTA VILLA
DI MONTEGALLO DI OSIMO
PER 8 GIORNI DELL'OTTOBRE 1900
NONCHE NEI MESI DI LUGLIO E AGOSTO
E PER 15 GIORNI DEL SETTEMBRE 1901
SOGGIORNAVA
OSPITE DEI CONTI SODERINI
IL SACERDOTE NOVELLO EUGENIO PACELLI
OGGI
PAPA PIO XII
GLORIOSAMENTE REGNANTE
IL CONTE ORLANDO BONACCORSI
COMMENDATORE DELL'ORDINE DI SAN GREGORIO MAGNO
A PERENNE RICORDO
COME SI ESPRESSE L'AUGUSTO PONTEFICE
DI PIACEVOLI SOGGIORNI
IN MEZZO A CARE PERSONE E CARI LUOGHI
PER TANTO ONORE FATTO, A MONTEGALLO
CON RESPONSABILITA DI STORICO
E CON ANIMO FILIALE
O.L.P.

47 AGOSTO 1958

 

2. - Sosta di Padre Massimiliano Kolbe

Nel maggio 1933 un frate, che da Osimo doveva recarsi alla stazione ferroviaria dell'Aspio, sostò nella chiesa parrocchiale di San Biagio ed insieme al parroco di allora, Don Roberto Alessandrini, celebrò una messa. (Don Alessandrini fu pro-parroco a San Biagio di Don Basileo Sebastiani dal 1931 al 1937). Dopo la funzione religiosa l'uomo si intrattenne per una colazione con il sacerdote ed i suoi familiari.

Molti anni più tardi la signora Maria Alessandrini, che all'epoca del fatti viveva a San Biagio con suo zio Don Roberto, riconoscerà in quell'uomo Padre Massimillano Kolbe, cioè colui che il 14 agosto 1941 morirà martire nel campo di concentramento nazista di Auschwitz. Per correttezza formale dobbiamo però far notare che l'episodio della sosta di padre Kolbe a San Biagio non ha trovato riscontro in nessun documento scritto.

Ricordiamo che Padre Massimiliano Kolbe, francescano conventuale, fu proclamato santo dalla Chiesa cattolica, il 10 ottobre 1962. Per commemorare questa sosta il Comune di Osimo ha dedicato la piazza prospicente la chiesa parrocchiale di San Biagio a Padre Kolbe.


 

Capitolo Ottavo

LE ATTIVITà SOCIALI


Descriviamo ora quali sono state le prime attività svolte a San Biagio finalizzate allo sviluppo economico e sociale dell' intera comunità.

1. - Monte Frumentario

La prima istituzione di una certa importanza fu il cosiddetto "Monte Frumentario." Dall'archivio parrocchiale risulta che i libri contabili di tale istituzione risalgono al 1707.

Il Monte Frumentario era una specie di banca per il frumento: i proprietari terrieri dovevano versare una certa quantità di grano a questo istituto, di modo che quando qualche contadino rimaneva senza farina, prendeva in prestito questo grano con l'obbligo di renderlo l'anno successivo dopo la mietitura.

2. - Confraternita del Santissimo Sacramento

Per iniziativa del parroco Don Basileo Sebastiani nel 1919 venne fondata la Confraternita del SS. Sacramento, che mirò a curare non solo l'aspetto spirituale del Fratelli, ma anche a promuovere il culto del SS. Sacramento. I Confratelli dovevano infatti organizzare le cosiddette "Quarant'ore," provvedere alle processioni mensili della terza domenica ed inoltre dovevano essere presenti a tutte le principali manifestazioni religiose della Parrocchia.

Le competenze dei vari Confratelli venivano regolate da uno statuto e le cariche erano elettive e venivano rinnovate durante la Congregazione Generale, che si teneva periodicamente.

A capo della Confraternita c'era un Priore, coadiuvato da un vice priore e da un cassiere. Gli avvisatori avevano il compito di portare a tutti i Fratelli le notizie riguardanti la vita della Confraternita.

Al sostegno economico si provvedeva con l'autotassazione e con i proventi derivanti da alcuni servizi, fra i quali la partecipazione su richiesta ai funerali. Inoltre, fino ad alcuni anni fa, veniva effettuata nella parrocchia una "cerca," ossia la peregrinazione di casa in casa per la raccolta di offerte.

3. - Società di Pronto Soccorso

Durante gli anni 1920-1930, nella frazione venne istituita una società di "Pronto Soccorso," che la popolazione denominò "la Croce Rossa." Questa associazione, creata dalla gente del posto, aveva la sua sede in prossimità del Crociale, cioè al Bivio fra la via d'Ancona e via Montegallo ed aveva in dotazione un cavallo ed una lettiga per effettuare il trasporto del malati in ospedale, inoltre aveva una scorta di medicinali, alcool, garze e bende per curare le ferite non troppo gravi o per i primi soccorsi.

I locali della Società venivano anche usati come osteria, dove si ritrovavano gli abitanti della frazione per giocare a carte, organizzare balli e bere vino. Questa associazione, come molte del tempo, ebbe termine con l'avvento del fascismo.

4. - A.C.L.I.

Nel 1948, per iniziativa del Parroco Don Luigi Piersigilli e di alcuni soci fondatori, ebbe inizio l'attività del circolo ricreativo sociale affillato alle ACLI, (Associazione Cattolica Lavoratori Italiani). Primo presidente fu Luigi Pizzichini e la sede venne stabilita al piano terra nella casa delle Opere Parrocchiali.

Nel 1979, per opera di alcuni soci e del parroco Don Bruno Pierini, i locali a disposizione dell'Associazione sono stati ristrutturati e pertanto il circolo è diventato un luogo di incontro e di divertimento per tutte le famiglie della Parrocchia.

Và annoverato che per moltissimi anni fu presidente dell'associazione Nazzareno Andreoni, al quale va il merito di aver reso possibile la continuità della presenza delle ACLI a San Biagio.

5. - Società Sportiva San Biagio

Nell'anno 1978 su iniziativa di alcuni abitanti della frazione (diciotto soci fondatori) è stata costituita la Società Sportiva San Biagio, con lo scopo, come legge il primo articolo dello statuto, di promuovere attività sportive per i giovani del luogo, e di creare occasioni di incontro ed impegno non solo per gli stessi atleti ma anche per le loro famiglie.

L'attività principale della società si svolge nell'ambito del settore calcio, partecipando a campionati di diverse categorie, con più squadre, secondo le diverse fasce di età.

La società, autonoma e indipendente, è diretta da un consiglio liberamente eletto dall'assemblea del soci e finanziariamente si regge su donazioni.

6. - Cooperative Agricole

Molteplici e con esiti diversi sono state le esperienze delle cooperative agricole sorte a San Biagio.

Tali cooperative avevano, all'inizio, lo scopo di creare piccoli "spacci" di generi alimentari capaci per far fronte alle primarie necessità dei soci, che evitavano cosi di recarsi ad Osimo per far compere.

Dopo la seconda guerra mondiale, i fini di queste cooperative mutarono; esse vennero create soprattutto con l'intento di comprare attrezzi agricoli: i primi trattori, aratri e seminatrici.

Fra queste cooperative la più importante, degli ultimi anni, è la C.A.M.OS (Cooperativa Agricola Moderna Osimana), sorta oltre che dal frutto delle passate esperienze, anche da solidi e ampi impegni sia di programmi che di capitali.

 

Rustico

 


 

Capitolo Nono

SVILUPPO INDUSTRIALE E PROSPETTIVE FUTURE


La costruzione della via d'Ancona, chiamata dai nostri anziani "la corriera," avvenuta nell'epoca napoleonica (inizi del sec. XIX) è stata e sarà ancora la causa principale delle passate e future trasformazioni del territorio di San Biagio.

Importante via di comunicazione tra Macerata, Osimo e Ancona, essa ha tagliato in due il territorio della frazione, cosparso di numerose case coloniche ed ha significato per la località un importante momento di passaggio con rinomati punti di ristoro e fermata (Rutillo, Crociale, Bivio Gambone).

Dopo la guerra, la ripresa economica e lo sviluppo industriale hanno mutato l'aspetto di San Biagio. E' incominciato un certo movimento che ha portato la popolazione, fino ad allora sparsa sul territorio, ad accentrarsi lungo la via d'Ancona e dintorni. Si è formato così un nucleo abitativo, che ha assunto la consistenza di un vero e proprio quartiere, non piu legato solo ad una divisione geografica del territorio comunale, ma anche ad un insieme di interessi, esigenze, e tradizioni legate alle persone che vi abitano.

Nell'ultimo ventennio l'Amministrazione Comunale ha individuato in questa zona un polo di sviluppo artigianale e i primi stabilimenti insediati in loco sono stati: il frantoio per le olive Gualtini, i due mobilifici Fratelli Pugnaloni ed Ercolano Gaggiotti, il deposito legnami Vigiani, il campo sperimentale per frumenti selezionati (uno del primi esistenti in Italia).

Oggi esitono numerosi stabilimenti - sempre a carattere artigianale, che hanno portato anche all'insediamento di alcuni impianti di piccola industria. Inoltre la posizione intermedia di San Biagio, tra Osimo ed Ancona, ha dato una forte spinta allo sviluppo edilizio di carattere residenziale. La frazione vive quindi un delicato momento di transizione; da quartiere prettamente rurale sta diventando un piccolo centro suburbano in via di espansione, con tutti i problemi legati allo sviluppo del tessuto urbano e sociale.

Zona Artigianale

 


 

Dati Statistici e Demografici

Dedichiamo queste pagine all'analisi statistica dei dati ottenuti nel censimento della popolazione, aggiornato al 31 gennaio 1987, dall'anagrafe del Comune di Osimo.

Dati territoriali

Il territorio della frazione San Biagio è di natura collinosa e si espande per una superficie di circa 11,26 Km2.

Questa località è attraversata da vari corsi d'acqua, tra i più importanti sono: il fiume Aspio, il fosso d'Offagna e il fosso Rosciano. Gli ultimi due confluiscono poco lontano dalla via d'Ancona in località Molinacclo.

Qui tra i secoli XII e XVI vi era una specie di porto canale detto "la Padusa," navigabile fino al mare e quindi utilizzato per il trasporto di merci. Infatti questo canale continua il suo corso fino a confluire nel fiume Aspio, che a sua volta è un affluente del fiume Musone.

Vediamo dove nascono e quanto sono lunghi questi corsi d'acqua.

Il fiume ASPIO nasce presso Polverigi ed è lungo circa 23,5 Km.

Il fosso di OFFAGNA nasce presso Offagna ed è lungo circa 8,5 Km.

iL fosso ROSCIANO nasce presso San Paterniano ed è lungo circa 5 km.

La struttura urbanistica della località San Biagio prevede una rete viaria composta da 23 strade. Riportiamo sotto l'elenco alfabetico di tali vie:

Via ADRIATICA
Via ALFIERI
Via d'ANCONA
Via COLLE SAN BIAGIO
Via D'ANNUNZIO
Via DE NICOLA
Via FERMI
Via FIGURETTA
Via FOSCOLO
Via FOSSO
Via GOLDONI
Via INDUSTRIA
Via MANZONI
Via MOLINACCIO
Via MONTEGALLO
Via PADRE M. KOLBE
Via PARINI
Via PASCOLI
Via SAN BIAGIO
Via SBROZZOLA
Via VERGA
Via VOLTA
Via GRANDI

 

I confini territoriali della frazione San Biagio sono delimitati da:

Il Fiume ASPIO a Nord
La Strada Statale 16 Adriatica a Est
Via Sbrozzola, fosso di Offagna e fosso Rosciano a Sud
Via d'Ancona e fosso di Offagna a Ovest.

Dati demografici

Nella frazione San Biagio risiedono circa 1.556 abitanti, di cui 745 donne e 811 uomini.

Grafico della Popolazione

 

Se dividiamo la popolazione in tre fasce d'età: GIOVANI da 0 a 25 anni, ADULTI da 25 a 65 anni, ANZIANI da 65 in poi, ne osserviamo questa distribuzione:

ADULTI rappresentano il 53% degli abitanti
GIOVANI rappresentano il 34% degli abitanti
ANZIANI rappresentano il 13% degli abitanti

Inoltre la popolazione maschile è in numero maggiore a quella femminile, tranne nella fascia anziana dove si riequilibra.

Analiziamo ora le attività lavorative svolte dalla popolazione residente a San Biagio.

Per gil uomini abbiamo queste percentuali:

Operai 31%
Artigiani 13%
Impiegati 9%
Agricoltori 8%
Commercianti 6%
Studenti 15%
Pensionati 13%
Altre, condizioni
non professionali 14%


Inoltre ci sono uno 0,7% di professionisti (medici, avvocati e commercialisti) che non compaiono nella lista.

Per le donne abbiamo queste, percentuali:

Casalinghe 20%
Operaie 18%
Addette all' agricoltori 9%
Impiegate 8%
Artigiane 3%
Commercianti 1%
Pensionate 14%
Studentesse 12%
Altre, condizioni
non professionali 15%

 

Infine la situazione riguardante il livello d'istruzione.

Per gli uomini abbiamo questa situazione:

Diploma di licenza elementare 51%
Diploma di licenza della scuola media 30%
Diploma di qualifica 9%
Diploma di maturità 5%
Diploma di laurea 1,5%


Per le donne abbiamo questa situazione:

Diploma di licenza elementare 59%
Diploma di licenza della scuola media 23%
Diploma di qualifica 10%
Diploma di maturità 5%
Diploma di laurea 0,7%

 


 

Racconti e Poesie

La Scuola dell'Arcobaleno

L'ispettore scolastico Angelo Fucili nell'anno 1959 scrisse questa poesia per premiare l'operosità ed efficenza della scuola elementare San Biagio. Nella Poesia sono citate le maestre di allora, Raimonda Fiori e Carla Campanelli che tanto fecero nell'ambito didattico per la frazione.

 

Angelo Fucili: La Scuola dell'Arcobaleno

 

La Festa de San Biagio

Elmo Cappannari nel 1946 scrisse e pubblicò una raccolta di brani dialettali, dal titolo "QUADRETTI DI VITA OSIMANA." Questi racconti rappresentano, in modo simpatico, la vita ed il folclore di tanti anni fà in Osimo e dintorni; fra questi ve n'è uno dedicato alla festa di San Biagio. Nel riportarlo ringrazio il Professor Cappannari per averne permesso la pubblicazione.


Tutti l'anni al 3 de febbraro è la festa de San Biagio. Fino all'anno che le disgrazie nostre non è ncominciate a esse più grosse, era una festa che ce se tenea un bel pò.

Non se potria di propriamente una festa. Sci, era una festa per modo de dì. Molti forse, non sanne che San Biagio è una fraziò sotto Osimo, per la strada d'Ancona. Cusci per ndà alla festa bisogna fa una caminata. Certo, che la festa non e più tanto festa quanno de mezzo c'è una strapazzata. La matina, la festa consisteva ntei sbatoccamenti delle campane della Chiesa, un mucchio de messe e la magnata del curato.

El dopo pranzo venia el grosso della festa.

Da Osimo, appena magnato, tutti quelli che c'eene voja, e erene multibe, via, partiene per San Biagio.  I mesi prima le ragazze in specie spettaene piu San Biagio che un omo per marito. Sci, perchè potea capità de putello rimedià pure giò a San Biagio. Le combinaziò è tante, non se pò sape!

La mattina nte le botteghe se sentia a dì: -Me dade mezz'etto de prosgiutto, oggi vo a San Biagio, nun so cosa portamme.

Se combina per qul giorno comitive de ragazze, pò de ragazzi.

I ommeni de certa età ndaceane per conto de lora a trovà Paci el vergaro, che per qul giorno je mettea a mo una botte de vi noo! Le donne, le madre delle ragazze, ndaceane dietro le squadre delle fije, ceene le sporte col magnà da una parte e i fiji più piccoli da quell'altra.

La maggior parte de tutta ssa gente che 'ndava giò a San Biagio passava pel Pignocco.

Le ragazze davanti sotto braccetto, proaene pure a cantà.

Le madre de dietro, non ce la caaene; 'gni tanto se fermaene e diceene: -fije mie, ndade un pòpiù piano, qui de giò io non posso cure. Ma ai tempi mia, altro che voialtre! Adè c'è i calli, le pattate nte i piedi. Le scarpe de giunta te fa male. Pijaate un po ssa sporta. Gigi, vie qui. ndo vai? lassele nda avanti, a lora. Sta qui da mamma tua.

I ommeni più indietro sa le pippe e i toscani, vestiti co la muta ntanti mejo da quella dei giorni de lavoro, ragionene e fumene. Gni tanto se fermene. Uno contro una fratta fa qualcosa. Un altro dice: -Te ricordi te, quando ce venia pure la banda? Quelle sci che era feste. Ade, tutti zompi vanne a finì.

Ecco una squadra de ragazzi. Uno ci ha una ghitarra, un altro un urganetto. Fanne una confusiò... Pare i barbari che vanne all'invasiò.

Cos'e ssi strilli? chi è che lucca?

Un nugolo de bardasci, parene scatenati dall'inferno, se scutulene giò ppel Pignocco, fischianno e gridanno.

Le donne più giò se scansene.

Ammiseria che Dianteni, e cos'è ssa robba? Quessi è cifri!.

No, quessi è i bardasci c'hanne fatto balio a scola!

San Biagio e tutto nero de gente. Già se sente i soni dell'urganetti. In dò te brilli, vedi i cerchi della gente che balla.

Le ragazze non se tiè più. Non parlamo dei ragazzi, che da sto momento ncominciene a dientà stupidi.

Le madre: Nun ce sperdemo fije; nò ve spettamo qui; vicino 'ndo se vende el vi.

I bardasci hanne ndocchiato le ciambelle, che quello che vende el vi ci ha nfilzate tutte ntuna canna. Parene che dicesse: Sfilateme! I bardasci le guarda un pezzo, tirene la sottana de la madre, se mbroncene, se ficchene i deti su ppel naso e po: Mamma, vojo la ciambella.

Daggià c' i fame? Si senza fonno? Eh! qull'omo, me date una ciambella?

I ommeni e ndati in chiesa. Davanti in qulla piazzetta ce un gruppo de vergari sa la muta della festa. La camigia bianca senza colletto sal cinturi solo, senza gemello: c'è un bottò grosso: te parene i condannati a morte. Invece el giorno de San Biagio quessi è condannati a vì!

Guarda, guarda chi se vede? Paci, el vergaro nostro, cume va? 'Ndamo a be!

El vergaro, qul giorno fa el granno, nun se fa paga da be. Lù lo offre, porta a casa i amichi del paeso.

Andiamo in gamazzino. Rosa porta un po giò qull'affare. Ade ve fo senti el vi de San Biagio!

Porta oltra du fiaschi e du beccacce piene de vi. Pò vie Rosa col ciambellotto. Sopra, ce tutti confettini colorati; quelli che vende Dardani.

Paci, cosa fate, lassate 'nda; cusci nun va be!. E daje giò, a be e a magnà.

Le contadine e vestite tutte da velluto. Una ci ha el vestito roscio, un'altra viola, un'altra zallo, un'altra nero, con tutti affari in bianco. Tutte ci hanne ntel collo certe sfilze de perle. Tutte in fila sotto, braccetto, ridene sempre, se guardene; in capo fila è la più vecchia, se tie una mà sopra quell'altra; ride per ultimo, perchè le parole non le pija tutte.

De fronte a le cuntadine ce i cuntadi. Vestiti be. Certe ciuffe per capelli! I cappelli celestrini cò le falde che je tappa i occhi, spopolene. Fumene tutti.

Ntel saccoccì della giacchetta, ci hanne un fazzolettì arancione coi fiori bianchi. Una penna stilografica nera, col cappelletto tento de roscio sopra, je tie fermo el fazzoletto. Ntell'asola ce una medajetta ricordo de Loreto. C'è la Madonna 'ttaccata nt'un picciò de latta colorata in bianco, roscio e verde. Qualchidù ntell'occhiello ci ha pure qu i fiori gialli a palline.

Guarda qui quanto è granno el cerchio! Qui e de lusso. è del paeso. Qui se balla do fino, je da de tango. Più in là invece i contadì zompene un pò. Famme un pò vede? Sci, ballene all'antica. Dò ommeni se fermene e dice: Quessi e balli che se faceva giò la Perina; te ricordi?

Ncastrate ntei fossi ce tutte bancherelle; vendene le caramelle a mù, sa le pastarelle fatte a S, le ciambelle coll'anici, le gazzose, le trombette e le medajette. Ci hanne pure le figurine.

El vi da tutte le parti: ndò te rbilli ce le damigiane e i barili, la giornata è bella. Meno male ch'el tempo l'ha rtenuta. In tutte le case dei cuntadi si sente sonà i organetti. La vergara e dientata matta? No, scherza. Balla al saltarello con Giovà! I pajari ridene, pure i aroplani che sta sopra al mallò ride. A le vacche invece non je sta be. Sbrontolene: dice: Cos'è ssa robba, ssa mancanza de serietà p'una vergara?

La chiesa sona. El curato scappa coi festarì, quelli che invece del colletto, ci hanne el cinturi. Fanne un giro e fanne lassà 'ndd de ballà. E' ora della benediziò. Ricordamoce fiji, che in fin dei conti, la festa è d'un Santo, un Santo del Signore. Ricordateve che se ve divertite è perchè sete in bona salute, la salute ve la dà el Signore. Ringraziatelo che ve la dà, e che pure oggi v' ha fatto diverti! Adè lassate 'nda de ballà, e ndamo alla benediziò.

Tutti hanne nteso, è un mistico raccoglimento. La campana sona sempre. Se 'ncomincia a fà notte. 'Gni tanto se sente l'organo de la chiesa e le voci dei preti.

Se sente l'organo fino fino, e la campana sonà a stesa.

Laudate Domine, omnes gentes ...!

Via tutti a ballà un'altra volta; fino a che verso le sette, la gente se 'ncomincia a stufà e pensa de ritornà a casa.

I ommeni e riati. Stanne be de salute. Le donne e stracche, i bardasci non se straginene. I ragazzi se ne profitta e tacchene bottò co le ragazze.

C'eene ragiò de spettà San Biagio!

 


 

BIBLIOGRAFIA

 

Fonti Bibliografiche:

SANZIO BLASI - Terra marchigiana. Ancona, 1970.

ELMO CAPPANNARI - Quadretti di vita osimana. Osimo, 1946.

POMPEO COMPAGNONI - Memorie istorico - critiche della Chiesa e dè Vescovi di Osimo. Tomo IV. Roma, 1783.

SERGIO GIUSTINI - Antiche ville della Provincia di Ancona. Falconara, 1985.

CARLO GRILLANTINI - Osimo. Guida storico - artistica, dialetto, folclore. Pinerolo, 1975.

CARLO GRILLANTINI - Storia di Osimo. Recanati, 1985.

CESARE MASSACCESI - Memorie storiche di tutte le chiese, monasteri, confraternite e ospedali del territorio di Osimo. Osimo, 1937.


Fonti Archivistiche:

ARCHIVIO STORICO COMUNALE OSIMO: - Deliberazioni consiliarli. 1878 e 1894.

ARCHIVIO DIREZIONE I CIRCOLO DIDATTICO OSIMO: Registri di classe, 1946/47;
1947/48; 1969/70; 1970/71; 1971/72. Raccolta atti, 1957; 1960;
1967;1969;1970;1971;1974;1979.

ARCHIVIO DIOCESANO OSIMO: Bollettino Ufficiale Ecclesiastico per la Diocesi di
Osimo e Cingoli. Serie III, anno XIII, 1938.

ARCHIVIO PARROCCHIALE SAN BIAGIO: Libri archiviali.

 


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