ROTARY CLUB OSIMO

Un capolavoro riscoperto: il Lotto di Osimo

 

Il Convegno di Asolo del 1980, dedicato a Lorenzo Lotto in occasione dei cinquecento anni della sua nascita, avve­nuta a Venezia, ha definitivamente dimostrato la sua modernità, essendo egli - al contrario dei suoi grandissi­mi compagni 1agunari", come Giorgione e Tiziano - legato ad una sensibilità acuta e penetrante, ignota ai suoi tempi, ma "scoperta" dalla cultura contemporanea, teoriz­zata dalla psicanalisi, sentita sul piano letterario da Joyce (0ysses) del 1921, da Italo Svevo, con la Coscienza di Zeno (1923), infine, per tacere di altri, da Luigi Pirandello con le sue commedie, ma anche con il fu Mattia Pascal che risale addirittura al 1904.

Giorgione scopre l'Universo; Tiziano, l'Uomo del suo tempo; il Lotto, la coscienza dell'uomo, quindi il suo tor­mento interiore, ed anche il difficile rapporto con gli altri. Questa breve premessa valga a capire la sua importanza e perché egli fosse vissuto quasi incompreso nel proprio tempo e, come un disperato, sia passato dall'una parte all'altra d'Italia, senza trovare mai pace, tra l'altro scosso da problemi religiosi che erano in aperto contrasto con il formalismo della Curia romana (lo si comprende nell'af­fresco di Raffaello raffigurante il Miracolo della Messa di Bolsena, nel quale, se non la partecipazione diretta, c'è sicuramente l'influenza del veneziano nella parte destra di quel celebre dipinto).

Il suo continuo spostarsi tra il Veneto, le Marche, Roma, la Lombardia (Bergamo particolarmente) e i problemi legati alle insofferenze morali hanno riscontro nelle sue pitture, che si susseguono con ritmo incalzante, intriso di nuove espressioni, sempre drammatiche ed intense. Non è troppo difficile riconoscerlo, nonché, capire a quale periodo della sua vita possano risalire le sue singole opere.

Il tema della Adorazione del Bambino Gesù, che ha origi­ni lontanissime nella iconografia cristiana, assume nel variare dei secoli valori e sensibilità diverse, in sintonia col sentimento religioso del tempo, che cambia (ce ne siamo accorti anche noi, nel corso della nostra vita). Il Lotto stesso ne offre testimonianza, se mettiamo a con­fronto, ad esempio, la Sacra Conversazione di Edimburgo, che risale ai primi anni del secolo, al dipinto d'analogo soggetto della Carrara di Bergamo, datato e fir­mato nel 1533. Il gusto formale, la sostanza pittorica, divengono più penetranti, meno fermi e decisi, segno d'una coscienza sempre più interiorizzata e sospesa in mille problemi in conflitto.

Ed eccoci al quadro di Osimo. Esso si trovava nella Chiesa dei Minori Osservanti, fuori porta, che oggi è al centro del monumentale Cimitero della città. Non è una cappella, era ed è uno splendido edifizio ecclesiale, che quei frati ed i cittadini avevano riempito di opere d'arte. Il Lotto, su incarico di Andrea Gozzolini, di nobile fami­glia osimana, sembra nel 1512 avesse ricevuto l'incarico di dipingere quella tela oggi perduta.

Sulla data di ordinazione si riferiscono a quanto pare dei documenti, che tuttavia oggi sono irreperibili. Sulla data di esecuzione parla invece la qualità della pittura, il grado di maturazione della personalità dell'artista. E qui sta il compito del critico, il cui dovere è quello di entrare nel mondo segreto della coscienza del pittore, talvolta erran­do, spesso non allontanandosi dal vero. Il dipinto di Osimo presenta una peculiarità particolare, in quanto -come è noto - venne trafugato nel 1911, quando era stato trasferito dalla ubicazione d'origine nella Residenza Comunale, ed ivi fotografato. Erano i tempi che, dopo gli scritti del Berenson e il ritrovamento a Loreto del Libro di spese dell'artista da parte del Gianuizzi e della sua prima pubblicazione in una rivista ministeriale, l'interesse verso l'artista, fino ad allora abbastanza trascurato, stava coin­volgendo perfino le Amministrazioni Comunali (alludo a quelle del passato, di un passato ormai remoto).

Un brutto giorno il dipinto scomparve, dunque, ed a testi­moniarne l'esistenza rimase la bella cornice originale, che si trova tuttora ad Osimo, tornata nella Chiesa dei Conventuali, a completare la decorazione di due altari, sia pure rielaborati, di grande finezza esecutiva, frutto l'uno e l'altro della grande cultura, anche artigianale, del Cinquecento e, insieme, del mecenatismo dei cittadini Osimani, cui evidentemente il buon gusto non mancava, a dire dai capolavori che tra il quattrocento ed il seicento hanno saputo scegliere e raccogliere.

Secondo una tradizione locale, il dipinto, che dunque non esiste più, fu commissionato all'Artista da un nobile osi­mano, Andrea Gozzolini, intorno al 1512. Che per inizia­tiva di quella famiglia sia stato eseguito non esistono dubbi per la presenza dello stemma gentilizio, ma sulla data di esecuzione, invece, non essendoci indicazioni certe, bisogna ricorrere agli elementi stilistici, che sem­brano suggerire una data ben più tarda rispetto a quella indicata, che raggiunge il 1530, anzi addirittura lo supera fin verso il '35. Lotto frequentò le Marche a più riprese, sin dalla prima giovinezza. Se ne ignorano le origini del suo rapporto con la regione, ma è un contemporaneo documento recanatese ad affermarlo, quello stesso che gli dava l'incarico di dipingere il famoso Polittico di San Domenico, risalente ai 1508. Dopo il periodo trascorso a Roma, egli torna nelle Marche, per qualche tempo, tra il 1511 ed il 12, quando firma la tavola di Jesi col Trasporto di Cristo al sepolcro. Lascia quindi le Marche e si trasfe­risce a Bergamo, dove si trova già nel 1513, mentre nel '16 firma e data la bella pala ora nella Chiesa di San Bartolomeo, ma dipinta per quella dei Santi Stefano e Domenico, poi demolita. L' artista, dopo un lungo periodo lombardo, nel corso del quale approfondiva l'uso della luce significante, non senza l'influenza di Leonardo (atti­vo a Milano per qualche tempo lasciandovi un impronta profonda), solo nel 1525, sul finire di quell'anno, lascia­va Bergamo per tornare a Venezia, dove rimaneva, alter­nando, tuttavia, i suoi soggiorni con Treviso, fino al 1549, quando tornava nelle Marche, per dipingere la tela dell'Assunta per la chiesa di San Francesco ad Ancona; e dopo qualche anno passare a Loreto, dove finiva i suoi giorni fra il 1556 ed il 1557 (la data esatta non è ben nota). Una vita difficile ed errabonda, piena di sofferenze e misteri, cui è possibile solo un piccolo cenno in questa sede.

Dicevo che il dipinto di Osimo è un caso rarissimo nella storia dell'arte, perché non esiste più (ormai sono troppo flebili le speranze che torni alla luce, mentre più accetta­bile è l'ipotesi che l'ignoto ladro, vistosi scoperto a causa della diffusione della riproduzione, nella impossibilità di venderlo, abbia preferito bruciarlo e fame perdere ogni traccia, assicurandosi con quel gesto l'impunità). Nasce così un problema di altissima sensibilità per il mondo della critica e per quello della scienza. Non esiste il qua­dro, ma esiste la foto. Che possibilità esistono di recupe­rare i colori perduti? Il Lotto è un artista veneziano, non disegna, costruisce figure e spazi con le variazioni cro­matiche, senza disegnare, come avviene per altri artisti, specie i fiorentini, che "chiudono" col disegno le loro stu­pende creazioni: si pensi alla Nascita di Venere del Botticelli. Lotto, no. Tutto in lui è rapporto luce-colore, come in effetti avviene nella natura.

Ritorno e concludo su questo quadro di Osimo, ripetendo quanto ne scrisse Bemardo Berenson, il più grande stu­dioso dell'artista, nel suo volume fondamentale, scritto nel 1893 (cito qui dall'edizione ultima di quell'opera, risalente al 1955). Il grande critico fa risalire il dipinto fra il '35 ed il '38, avvicinandolo ad altri due d'analogo sog­getto, L'Adorazione del Bambino del Louvre e l'altro di Loreto, quest'ultimo, in parte almeno, compromesso da ridipinture. Ecco dunque cosa scriveva il Berenson: « "Certamente contemporanea alle altre due (si riferisce a quelle sopra citate) è LAgnizione del Bambino Gesù dipinta per la Chiesa dei Minori Osservanti e di li trasportata nel Palazzo Comunale di Osimo (tela) ove si tro­vava quando la pubblicò il Frizzoni (Arch. Stor dell'Arte, 1896). Nel 1911 fu rubata e non se ne è più avuta notizia. Il Bambino, seduto sul ginocchio materno, la manina destra alzata a benedire, pronuncia un discorso che Maria ed i tre angeli ascoltano con stupita meraviglia. Gli angeli si riallacciano all'Agnizione del Louvre ed all'Adorazione dei pastori della Pinacoteca di Brescia. Le pieghe delle stoffe ed il colore ricordano la Santa Lucia e la Visitazione di Jesi. Efficaci sono i verdi ed i gialli. Il "motivo" identico nello spirito a quello del quadro parigino, è qui svolto con altrettanta originalità e fre­schezza "».

Il Berenson ritiene che il dipinto venisse eseguito sul posto e gli do ragione. Indipendentemente da lui ritengo anch'io, come ho avuto occasione di dire prima di aver riletto i suoi commenti al dipinto, ch'esso risalga agli inizi degli anni trenta, dopo l'esecuzione della Santa Lucia di Jesi. Il Berenson non lo poteva sapere, ma oggi, in segui­to alle nostre fortunate ricerche, siamo in grado di affer­mare che l'Artista rimase nelle Marche per quasi l'intero decennio, dal '32 al '39, quando eseguita la Pala di Cíngoli, fece ritorno a Venezia.

La descrizione del Berenson è preziosa, perchè offre addi­rittura qualche indicazione sui colori, che anche lo stesso Frizzoni aveva descritto: «Glí angeli ci si presentano in ariose vesti dalle gradite tinte rosea, bianca e verde chia­ra » (Arch. Stor. dell'Arte, 1896). Di quest'ultimo scritto siamo venuti a conoscenza a rielaborazione ultimata e, tutto sommato, ci da ragione delle scelte effettuate. Ma noi siamo in grado di giudicare quest'opera anche solo dalla bella foto eseguita da Alinari prima del furto.

Ed ecco che la tecnologia moderna ci soccorre per cerca­re di vedere il dipinto come poteva apparire ai cittadini di Osimo ed ai rari turisti di quel periodo iniziale del secolo. Il computer lo ha permesso e la straordinaria perizia, la pazienza, il sentimento del bello ed il rispetto infine per la personalità del Lotto del grafico Mario Cotoloni, ne hanno guidato la mano nell'opera di ricostruzione, basan­dosi sulla tecnica del raffronto tra bianco e nero ed i colo­ri delle opere conosciute, per ripeterlo nel recuperare il colore quando esso non c'è più. Il suggerimento, credo, sia giunto da quanto è stato tentato con risultati più che apprezzabili con certe pellicole cinematografiche girate in bianco e nero ed ora visibili e direi godibili con i colori ricostruiti in modo accettabile.

Quando il Rotary Club di Osimo, circa due anni fa, attra­verso l'allora Presidente Giorgio Fanesi, mi chiese un parere ed una collaborazione in questa operazione, accet­tai con grande entusiasmo convinto che questa fosse un ulteriore concreta opera di servizio culturale sostenuta dall'Associazione.

A chi conosce ed ama il Lotto poter vedere una sua opera a colori appare quale recupero di un capolavoro perduto, dove l'anima dell'artista e la sua ansia di verità coinvol­gono anche la nostra sensibilità, in modo quale il bianco e nero non poteva riuscire. Certo può rimanere l'accusa di una ricostruzione arbitraria: ma chi conosce il Lotto, com­prenderà che questo tentativo vuol essere sopratutto un omaggio a lui, quale nostra interpretazione di quanto il colore possa essere strumento di valorizzazione dei sentimenti umani.

I particolari qui riprodotti, come la mano destra della Madonna, il suo volto, il volto degli angeli, sono una documentazione rara e commovente, un omaggio ad un Lotto altrimenti rimasto sconosciuto.

  Pietro Zampetti

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