Santuario di Campocavallo

Storia del Covo

La storia della Festa del Covo ha origini lontane che risalgono agli anni Trenta. In quel periodo il Santuario della Beata Vergine addolorata, dove si venera la prodigiosa immagine miracolosa della Madonna, era meta frequente di pellegrini provenienti da ogni parte d'Europa. Per chiunque risiedesse nella regione, all'epoca, una visita annuale a Loreto ed alla vicina Campocavallo, diveniva un appuntamento obbligato.

L'economia, gli usi, le tradizioni ed i costumi erano tutti esclusivamente di derivazione contadina e popolare.

Successe che, all'indomani del sacrilego furto del quadro miracoloso avvenuto nel 1938, poi fortunatamente ritrovato seppur privo delle preziose decorazioni, gli abitanti del luogo pensarono che la semplice nuova incoronazione della Vergine fosse un gesto soltanto parzialmente riparatore dell'insano gesto. Sulla esperienza di quanto avveniva da decenni nella vicina Candia di Ancona pensarono di realizzare un primo carro, raffigurante la Corona della Vergine, di ricoprirlo interamente con le spighe di grano e di portarlo in processione quale dono di ringraziamento alla Madonna.

Ma l'orgoglio contadino, è noto, impone talvolta dei notevoli sacrifici. Ecco la ragione per la quale attorno al Covo (così venne chiamato il carro), uomini e donne di alcune "famiglie patriarcali", quali ad esempio i Ciavattini, i Camilletti, i Gatto, gli Strappato, i Quattrini e tante altre ancora, si impegnarono con grande dispendio di energie per fare in modo che la realizzazione fosse simile a quella di Candia, ma diversa nella sua configurazione. Doveva essere più bella, più raffinata ed elegante. A Campocavallo, Marino Ciavattini e gli altri, idearono le "trecce", ovvero, quell'arte singolare di sapere intrecciare una ad una le spighe di grano, da collocare poi nella struttura da realizzare. E dell'invenzione di quest'arte gli abitanti di Campocavallo ne vanno fieri ed orgogliosi ancora oggi!

Da quel lontano 1939, salvo l'interruzione della guerra, il Covo è stato realizzato con l'identica stessa passione e con abilità artistica sempre crescente. L'appuntamento si celebra ogni anno nella prima domenica del mese di Agosto ed alla sua buona riuscita concorrono tutti gli abitanti dei luogo che offrono il proprio contributo disinteressato per lunghi mesi dell'anno.

La Festa del Covo, conserva inalterato ancor oggi il suo fascino iniziale e riporta dai campi il sapore agreste dei mondo rurale ed il mestiere antico, tramandato di generazione in generazione, di saper trasformare in opere d'arte perfino delle semplici spighe di grano.

Nel tempo i soggetti presi a base per la realizzazione del Covo sono stati diversi: la Cappella del Prodigio, il Tempietto del Santuario, "i pani ed i pesci" simboli della Cristianità, la "colomba della pace" e via dicendo. Questa impostazione è stata mantenuta fino al termine degli anni Settanta. Successivamente, grazie ad un'idea del Dr. Pio Francesco Fantasia, si pensò di "regionalizzare" la Festa, allargando l'orizzonte verso un mondo che stava sempre più trasformandosi, dedicando, cioè, ogni edizione ad una realtà italiana che per molti aspetti fosse simile a quella di Campocavallo. Questa scelta comportava un coinvolgimento maggiore della Civica Municipalità di Osimo e del Comune prescelto, imponeva uno sforzo organizzativo certamente diverso, ma soprattutto richiedeva la riproduzione di soggetti che identificassero la realtà gemellata. Di solito, la scelta, è ricaduta ed ancor oggi ricade sul Santuario esistente nel luogo con il quale si intrecciano questi rapporti. Così fu la volta dell'Abruzzo (Casalbordino e il Santuario di Madonna dè Miracoli), della Toscana (Vaglia e il Santuario di Montesenario), dell'Umbria per ben due volte (Assisi con il Sacro Convento e Santa Maria degli Angeli), delle Marche per ben due volte (Loreto con la Basilica ed Ancona con la Cattedrale).

Nel 1994 gli organizzatori del Comitato del Covo effettuarono un tentativo ancora più ardito. Nel ricordo delle migliaia di compaesani emigrati in Argentina riprodussero il Santuario di Nostra Signora di Lujan, Patrona d'Argentina, ed ebbero l'onore (cosa che poi si è ripetuta con la Polonia anche nel 1996) di vedere il Covo trasferito in quella lontana terra per la creazione di un apposito Museo. L'edizione '96, quindi, è stata dedicata in onore di Sua Santità Giovanni Paolo Il ed ha visto coinvolta la Polonia con la riproduzione del celebre Santuario di Jasna Gora in Czestochowa. Per ben tre volte (nel 1983, nel 1994 e nel 1996) il Covo è stato trasferito in Vaticano per essere benedetto dal Papa che lo ha sempre ricevuto con tanta partecipazione spirituale ed umana. Per l'edizione del 1997 è stata la volta della Regione Veneto con protagonista, in particolare, Padova riproducendo il famoso Santuario dedicato a S. Antonio. Nell'agosto 1998 è stato riprodotto il Santuario dell'Addolorata di Castelpetroso (Is.).

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