Le Grotte Osimane sono Antichissime

 Il sottosuolo di Osimo è attraversato da un labirinto di gallerie disposte su diversi piani, anticamente collegati fra loro da pozzi con pedarole, la maggiorparte dei quali ora riempiti. Sia le grotte più larghe, sia i cunicoli hanno restituito frammenti vari come vasetti di profumo di stile etrusco, coccetti a vernice nera e rossa forse attici, patere e coppe in ceramica aretina, tegoloni e laterizi romani. L’unico pozzo esaminato dalla Soprintendenza, negli anni Cinquanta, era intersecato nel fondo da cunicoli che si infilavano sotto le mura. Questo pozzo che conteneva vasellame frammentario d’imitazione campana, è scavato in terreno compattissimo, nel quale c’è presenza di solo materiale preistorico.


Lo speleologo urbano Dptt. Maurizio Mainiero in una grotta 
di epoca probabilmente Picena in Via S. Francesco (Osimo)

 La Città’ Segreta

Dopo l’allagamento delle grotte e degli scantinati degli edifici di proprietà Balleani Baldeschi in Piazza Don Minzoni, avvenuta il 28 Dicembre 1987, il Comune di Osimo deliberò un parziale primo censimento. La mappa del 1989 evidenziò 88 grotte e nicchie (una parte di quelle esistenti) che si dipanano per circa 9.000 metri.
Vi sono inoltre una decina di stretti cunicoli, che sembrano più antichi.
Esistono diversi livelli di profondità. Essi variano tra i - 6 mt./-3 mt. e gli oltre - 15 metri (come in via Pompeiana, o sotto l’Episcopio). Il livello più diffuso è quello di grotte scavate tra gli 8 e i 10 metri (circa il 40% delle grotte censite).
Nel parziale censimento sono rilevati oltre un centinaio di pozzi, normalmente del diametro di 90 cm. Essi avevano diversi scopi : per l’acqua, per l’aria, per la luce.
Le grotte hanno un’altezza media di 2,5 metri (normalmente dai 2 ai 3 mt.).
Esse sono larghe cm. 140 tutte o quasi. Anche le oltre 5.000 nicchie rilevate sono singolarmente quasi tutte della stessa misura. Perciò le grotte (o gli allargamenti dei più vecchi cunicoli) sembrano concorrere ad un progetto univoco, probabilmente realizzato nello spazio temporale di poche o addirittura una generazione.

 

Il Materiale Estratto

L’arenaria di origine sedimentaria, dove sono scavate le grotte, detto anche tufo o sabbione, non poteva essere usata come materiale da costruzione per case o palazzi.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, l’arenaria non va bene per usi edili, è troppo sottile e non si poteva impastare con altri inerti e con la calce per malte da intonaco o da allettamento. Tuttalpiù poteva essere usata in piccole percentuali per la stabilitura, detta “fino”. Ma si è calcolato che l’eventuale tufo estratto dalle grotte utilizzato per l’intonaco, o per qualche muro a sacco delle case osimane costruite nell’ultimo millennio, corrisponde solo ad un centesimo dell’intero materiale estratto !
Il volume di tufo prelevato dalle grotte osimane potrebbe superare i 100.000 mc., cioè un enorme cilindro di sabbione, dell’area di un ettaro e dell’altezza di dieci metri !

 

I Cunicoli e le Gradine

Le colline dell’area medioadriatica, in particolare quelle dei dintorni del Conero destano curiosità e meraviglia per la loro forma caratteristica a tronco di cono ottenuto spianando artificialmente il culmine della collina, a forma di ellisse.
Queste colline, chiamate Gradine (luoghi fortificati) possiedono una rete di cunicoli e pozzi, per una probabile opera difensiva ipogea. Le dimensioni dei cunicoli delle gradine del Conero sono identiche a quelle dei cunicoli osimani (altezza mt. 1,60 - larghezza mt. 0,60). Una grossa possibilità di impiego del materiale estratto da questi cunicoli è che l’arenaria asportata venisse usata soprattutto per modellare le colline a forma di gradina. E’ possibile che la collina osimana fosse formata da due gradine separate superficialmente, ma collegate sottoterra : il colle del Duomo e quello delle odierne Piazza Dante e Piazza S. Agostino. Se si osserva una foto aerea del centro di Osimo, si possono scorgere i tratti circolari di una gradina che aveva per centro l’area del seicentesco Palazzo Gallo. Questa ipotesi individuerebbe quindi anche i due Fori che lo storico romano Tito Livio nominava per la città.

 

Dalle Grotte il Tufo per le Mura

C’è una differenza consistente tra le grotte di Osimo e la maggiorparte di quelle di altre città o paesi vicini, che hanno il sottosuolo percorso da ipogei (probabilmente modificati nel corso dei secoli, come in superficie avviene l’evoluzione architettonica).
Questa differenza è la regolare forma delle nicchie, quasi tutte della stessa dimensione (140 cm. di larghezza) e simmetriche con la nicchia corrispondente di fronte.
Queste misure richiamano perfettamente quelle dello spessore dei conci delle antiche mura cittadine. Si calcola che per dare ad Osimo quella poderosa cinta difensiva, tuttora in piedi, si siano utilizzati oltre 40.000 conci di tufo dallo spessore appunto di 140 cm., di altezza di circa 43 cm. e di larghezza variabile, mediamente 1 mt.
E’ a questo punto certo che il materiale estratto dagli allargamenti successivi degli originari cunicoli, fu utilizzato per rimodellare una seconda volta la collina osimana, smussando le due alture, e per estrarre i blocchi di tufo per le mura. C’è inoltre il forte sospetto che esse non siano romane, ma più antiche. Da sondaggi degli anni ‘50, inediti, si apprende che nel terreno sotto le mura c’è solo del materiale piceno.
Inoltre in un piccolo fognolo posto su terreno compatto, che correva parallelamente subito sotto le mura, sono stati scoperti cocci preromani. Tito Livio ci dice che nel 174 a.C. si appaltarono le mura in Osimo, idem a Calatia (ma le mura di quest’ultima città furono costruite nel IX° sec. a.C.). E’ probabile quindi che questi fossero lavori di restauro di mura tra l’altro senza malta cementizia, tecnica invece usata dai Romani almeno sin dal III° secolo a.C.

 

Le Antiche Popolazioni Osimane

Appare evidente una concreta correlazione temporale e strutturale tra gradine ed ipogei scavati all’interno e nei dintorni di esse per scopi che si possono presumere senza eccessiva difficoltà, difensivi, idraulici, rituali, sepolcrali e persino abitativi, contribuendo in quest’ultimo caso alla soluzione degli abitati da correlare alle necropoli sino ad oggi rinvenute nel territorio. Esistono infatti grotte con vasti ambienti circolari molto rifiniti sia nel sottosuolo del centro storico cittadino sia in quello di alcune gradine dei paraggi, sedi prima di villaggi eneolitici presumibilmente rimontanti alla prima metà del secondo millennio a. C., poi di stanziamenti dei Galli Senoni intorno al IV° sec. a.C.  Si allegano alcuni disegni inediti fatti oltre un secolo fa dal bibliotecaio Prof. Leonello Spada riguardanti reperti venuti alla luce da tombe nei colli di S. Biagio, Monte Gallo, S. Stefano e soprattutto dalle necropoli di Monte S. Pietro e M.Baldo, a suo dire esempi considerevoli di gradine. Gradine come il Monte della Crescia e il Monte dell’Acqua “... dove scorgonsi due grotte a volta piana o soppalco finora inesplorate, che in tempi preistorici avranno abbitato quei primi individui che popolarono poi le nostre contrade ...”.

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